"Potete tardare, o tornare indietro, o deviare per altri sentieri, a seconda del caso. Più avanti andrete, meno facile sarà ritirarvi; ma sappiate che nessun giuramento e nessun vincolo vi costringe a fare un passo in più di quanto non vogliate: non conoscete ancora la forza dei vostri cuori, ed è impossibile prevedere ciò che ognuno di voi potrebbe incontrare per la strada."

Lo specchio di Galadriel

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Palantir

Qualcuno ha guardato nel Palantir *loading* volte

martedì, agosto 15, 2006
auguri

alla Raffa anche se li leggera'  tra un po'!!

Postato da: BoromirdiGondor a 21:27 | link | commenti (1)

giovedì, agosto 03, 2006
SERVI, SERVI, SERVI

(Con tutto il rispetto per i servi, ovviamente).
Che il TG1 sia, da sempre, una testata filo-governativa lo sappiamo e, ormai, neppure riusciamo più a scandalizzarcene.
Fino al tramonto - se mai c'è stato - della cosiddetta Prima Repubblica, era il telegiornale della Democrazia Cristiana (e siccome la DC è sempre stata al governo, dal 1948 al 1993, era di conseguenza il telegiornale del governo con, al massimo, qualche connotazione esplicitamente cattolica).
Con l'emergere prepotente dei socialisti di Craxi, il TG2 divenne portavoce della sinistra governativa.
Il TG3, fin dalla sua fondazione, fu appannaggio del PCI (e tuttora rimane espressione delle forze più spiccatamente di sinistra).
Con il governo Berlusconi l'opposizione denunciò il monopolio dell'informazione: il Premier tiene in pugno sei televisioni, tuonavano i diessini (ma non era vero: il TG3 restava roccaforte dei rossi, il TG5 - almeno fino a prima di Rossella - si mostrava sostanzialmente equidistante ed il TG1, pur mantenendo fede alla sua tradizione, per la prima volta si dimostrava tiepido nei confronti dell'esecutivo in carica).
Con Romano Prodi e la sua sgangherata comitiva ritorna - e c'era da spettarselo, perchè il controllo dell'informazione appartiene al DNA della sinistra - il TG1 che conoscevamo: totalmente appiattito sulle posizioni del governo.
E' di questi giorni la scandalosa emanazione dell'indulto: intendiamoci, si tratta di una questione di principio sulla quale si può essere o non essere d''accordo; non voglio entrare nel merito, cosa che richiederebbe pagine e pagine di riflessioni.
E' un fatto, però, che larga parte degli italiani ha mal digerito il provvedimento: il governo lo sa perfettamente bene ed altrettanto bene lo sanno i suoi araldi televisivi.
Ecco, dunque, come è stata data la notizia.
Prima si sono snocciolate le cifre (qualche decina di migliaia di detenuti, colpevoli di reati anche gravi - come l'omicidio, per fare un esempio - sono stati rimessi in libertà).
Poi si è passati alle interviste: una mezza dozzina di giovanotti che scioglievano peana in lode della magnanimità dei governanti e gioivano per la libertà ritrovata assumendo impegni di buona condotta ed enunciando propositi di redenzione.
Tra questi un ragazzotto dall'accento slavo che spiegava di essersi fatto due anni di carcere minorile seguiti daltri due anni e mezzo di penitenziario e che avrebbe avuto ancora qualche anno da scontare: a occhio, questo signore si era beccato, da minorenne, una condanna a non meno di sette anni di reclusione.
Considerata la clemenza della legislazione minorile, per mettere insieme una pena di tali proporzioni, il reato commesso doveva essere veramente gravissimo (la butto lì: avviamento alla prostituzione, sequestro di persona, percosse e minacce - il kit classico degli sfruttatori di donne).
Tutto questo, ovviamente, il TG1 neppure l'ha sfiorato: il servizio era intriso di quel farisaico senso di compiacimento per le buone azioni compiute e di segnali rassicuranti per i telespettatori (ecco come si redime un giovane vittima dell'ingiustizia della società, spinto al crimine dall'indifferenza e dalla discriminazione; visto che faccia pulita? visto che buoni propositi per l'avvenire? Il delitto vero non era quello da lui compiuto, bensì quello di tenerlo in galera).
Al termine dell'intervista, la telegiornalista di turno osserva che, in ogni caso, i soggetti più pericolosi verranno tenuti sotto controllo dalle forze di polizia: non dice come, ma possiamo stare tranquilli.
Poi, subito, un servizio su quella che viene definita un'assoluta novità, un oggetto recentemente realizzato in Francia: il braccialetto elettronico.
Non è vero: il braccialetto elettronico esiste da anni, da almeno cinque è adottato in molti Stati degli USA, ma non è questo il punto.
In Italia questo strumento di telecontrollo non verrà utilizzato: non è, attualmente, previsto dalla  nostra legislazione.
Il TG1 non afferma che l'osservazione dei detenuti pericolosi rimessi in libertà avverrà attraverso il braccialetto elettronico: dice solo che questi signori verranno controllati; poi annuncia che esiste questo straordinario aparecchietto, che consente di realizzare un efficace controllo.
La somma la lascia tirare ai telespettatori  (a quelli più distratti o più sprovveduti - che sono, poi, la maggioranza).
Ecco, dunque, che il quadro è perfetto: Prodi ha compiuto un gesto di grande umanità, i detenuti liberati non costituiscono un pericolo e, in ogni caso, quelli tra di loro che potrebbero destare preoccupazione saranno strettamente controllati attraverso sofisticati ed innovativi sistemi di localizzazione.
Il peana è sciolto, il servizio è supinamente reso ed il direttore, per il momento, si è assicurato la permanenza sulla sua poltrona.
Il prossimo che mi dice che Emilio Fede è un paraculo lo prendo, lo lego a una seggiola e gli faccio vedere il TG1 per una settimana consecutiva.
Tanto, poi, c'è l'indulto e mi mettono fuori.
P.S. Ieri, grazie all'indulto, è stata scarcerata una decina di delinquenti: cinque di loro sono già tornati nelle patrie galere.
Uno, in particolare, era dentro per maltrattamenti e percosse nei confronti della giovane moglie: appena uscito l'ha aspettata fuori dal posto di lavoro ed ha tentato di stragolarla; fortunatamente sono intervenuti un paio di colleghi e la donna se la caverà con una setttimana di ospedale.

Postato da: barbalbero a 12:22 | link | commenti (5)