"Potete tardare, o tornare indietro, o deviare per altri sentieri, a seconda del caso. Più avanti andrete, meno facile sarà ritirarvi; ma sappiate che nessun giuramento e nessun vincolo vi costringe a fare un passo in più di quanto non vogliate: non conoscete ancora la forza dei vostri cuori, ed è impossibile prevedere ciò che ognuno di voi potrebbe incontrare per la strada."

Lo specchio di Galadriel

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Palantir

Qualcuno ha guardato nel Palantir *loading* volte

venerdì, giugno 30, 2006
VISIBILITA'

Una scrittina in alto a sinistra dice che, per dare più visibilità al post, si devono aggiungere "parole di almeno quattro lettere separate da virgole".
Aggiungerle dove: nel titolo? Nel testo?
Proviamo: cane, topo, pino, toro, pelo, seme.
E poi, per sicurezza: gatto, rospo, golfo, mazzo, fieno.
E adesso vediamo.

Postato da: barbalbero a 13:47 | link | commenti (3)

E FIGURARSI SE NON ERA COSI'

Lo temevo fin dalle prime montagne del Giro.
Quando andava via incollato al sellino, neanche fosse un ragioniere a spasso lungo la Martesana, mentre gli altri venivano su tutti storti, con la bocca spalancata e lo guardavano sparire dietro la curva.
Quando, non contento di avere irriso tutti in salita, nella cronometro filava come andasse in motocicletta.
Quando un livido Simoni, all'Aprica o non so più dove (da quelle parti, comunque), affermava che uno che va su in quel modo è un extraterrestre.
Ma ho sempre rimosso il pensiero, allontanato l'idea.
Volevo il mio campione da tifare.
Volevo un'italiano in maglia gialla sotto l'Arc de Triomphe.
E allora vaffanculo.

Postato da: barbalbero a 13:42 | link | commenti (3)

mercoledì, giugno 28, 2006
RIFLESSI CONDIZIONATI

Capita anche a voi, come a me, che mentre scrivete (con carta e penna, intendo), di tanto in tanto, cercate con la mano il mouse per salvare?

Postato da: barbalbero a 14:29 | link | commenti (6)

martedì, giugno 27, 2006
MONDIALI - 4

Questa meravigliosa nazionale offre, ad ogni partita, motivi di conferma delle critiche rivoltele in occasione della precedente.
Lippi cambia il modulo tattico, avvicenda gli uomini: ciò non di meno, la squadra riesce ad essere costante nelle sue peggiori caratteristiche, nello scarso rendimento e nelle ragioni dello stesso.
Davanti regna l’immobilismo: Toni e Gilardino fanno le belle statuine laddove sarebbe loro richiesto di muoversi, tagliare, dettare il passaggio; quando azzardano l’inserimento si ritrovano puntualmente in fuorigioco.
La fase di costruzione del gioco è assegnata pressochè interamente a Pirlo il quale, non appena gli avversari stringono gli spazi (ad esempio quando giochiamo in inferiorità numerica – cosa che sta diventando la regola) si dimostra incapace di inventarsi alcunchè.
Ieri, quando Del Piero aveva ancora benzina (leggo sui giornali che la sua prestazione è stata insufficiente: ma nei primi trenta minuti Toni e Gilardino sono andati al tiro un paio di volte a testa, sempre su assist del capitano bianconero), Pirlo non ha mai aperto a sinistra, intestardendosi a dare la palla a destra, a Perrotta (coi bei risultati che tutti hanno potuto apprezzare).
Poi è scomparso.
Perrotta, giudicato tra i migliori in campo (!), in realtà non ne azzecca una e, oltretutto, seguita a farsi trovare smarcato al tiro: non è questo il suo compito, e si vede (palle in tribuna).
L’unico reparto che si salva – anzi, per il vero direi che quasi eccelle – è la difesa (da quando – finalmente – si è capito che Zaccardo è un giocatore da serie cadetta): Buffon è, fuor di dubbio, il miglior portiere del pianeta; Cannavaro non sbaglia un anticipo (e, se lo fa, rimedia sempre con un recupero prodigioso); Zambrotta è ovunque; Gattuso è implacabile nell’interdizione; Materazzi è quello che è ma, tutto sommato, mette una pezza in attesa di Nesta (che promette di elevare ulteriormente il livello del reparto).
Contro l’Australia, la prima mezz’ora è stata decorosa: poi è arrivata l’espulsione di Materazzi (provvedimento forse eccessivo) che ci ha indubbiamente penalizzati; ma va anche detto che, a quel punto, una squadra che ambisce a primeggiare nel torneo avrebbe già dovuto essere in vantaggio.
In dieci contro undici (ma era l’Italia contro l’Australia, che quanto poco vale ieri l’ha fatto ben vedere…) siamo rimasti alla totale mercè degli avversari e solo la loro pochezza (e una difesa straordinaria) ci hanno evitato il tracollo.
Il passaggio del turno, infine, si è concretizzato grazie ad un calcio di rigore – molto – dubbio, concesso a tempo – molto – scaduto: ancora una volta, davvero poco per coltivare sogni di gloria.
Ora ci tocca l’Ucraina: l’ennesimo avversario abbordabile (ma, attenzione, che vale quattro o cinque volte l’Australia).
Lippi – anch’egli osannato dall’acritica (e non è un errore di ortografia) – appare del tutto dimentico dell’abc del calcio.
Se schieri due centravanti potenti (Toni e Gilardino), devi giocare sulle fasce e far partire i cross dal fondo; per farlo, devi mettere Grosso e Zambrotta a sinistra e Oddo e Camoranesi a destra.
Se invece, vuoi avanzare con la palla bassa e le triangolazioni al centro, hai bisogno di – almeno - un attaccante rapido e tecnico (Inzaghi) e di due mezze punte (Totti e Del Piero insieme non sono necessariamente una bestialità).
Lippi ha scelto la terza via: due torri e cross, ma dalla difesa, in profondità; all’oratorio funziona, ma perché il campo è lungo venti metri.
Nel calcio vero, invece, questo schema tattico, semplicemente, non è contemplato.
Adesso aspetto di leggere i commenti di chi, molto patriotticamente, pensa che la nazionale non si critica: si ama.
Ma mi faccia il piacere, diceva il priincipe Antonio De Curtis (in arte: Totò).

Postato da: barbalbero a 09:59 | link | commenti (7)

lunedì, giugno 26, 2006
azz che cul

se sacchi ne avesse avuto un quinto mio nonno le ruote e tutto il resto...
giusto una nota sulla differenza tra il commento italiano: un rigore nettissimo e quello svizzero: un rigore molto dubbio. Gli svizzeri mi stanno antipatici di loro con le loro autostrade i limiti sifulotti e tutto il resto ma nel commento ci bagnano il naso.

Postato da: BoromirdiGondor a 21:21 | link | commenti (2)

MONDAY NEWS

Poche righe perchè ho poco tempo.
Siccome l'informazione la fanno i giornalisti, accade che se qualcuno se la prende con gli stessi patisca un trattamento che non esito a definire inaudito.
Se Celentano versa qualche tonnellata di merda sulla categoria degli immobiliaristi (ricordate?) l'informazione si divide: c'è chi gli dà torto, c'è chi gli dà ragione.
Se Capezzone spara a zero sui preti, idem.
Se Lippi dà degli stronzi ai giornalisti durante una conferenza stampa (e, secondo me, nella fatttispecie, non ha tutti i torti) assistiamo ad una compatta levata di scudi corporativistica: nessuno che accenni neppure alla possibilità che il C.T. abbia una qualche giustificazione.
E si scoprono tutte signorine, che avvampano al suono di una parolaccia.
Bulgaria.
Non sono andato a votare, nè ci andrò.
La riforma costituzionale investe una  svariata ed eterogenea serie di argomenti: come si fa a rispondere tout-court sì o no?
E se a uno il decentramento sta bene, ma il premierato forte no?
E se uno condivide la riduzione del numero dei parlamentari ma non la riforma del CSM?
Se Vostra moglie vi chiedesse di esprimere contemporaneamente, con un unico monosillabo, la vostra approvazione (o disapprovazione) per la frittata di peperoni e le  scarpe  nuove che si è comperata (e, supponiamo, la prima fosse per voi deliziosa e le seconde  un obbrobrio) come vi regolereste?
Bulgaria.

Postato da: barbalbero a 10:08 | link | commenti (2)

venerdì, giugno 23, 2006
MONDIALI - 3

Se è vero che tre indizi fanno una prova, le tre partite giocate dalla nazionale nella prima fase, tutte del medesimo livello (scarso), devono farci razionalmente concludere che, appena al cospetto di una squadra degna di tal nome, verremo cortesemente messi alla porta.
Ma nel calcio la razionalità cede il passo - e non è necessariamente un male - alla passione.
Dunque: seguitiamo a coltivare sogni di gloria.
Fin tanto che i ceki sono stati in undici, abbiamo assistito ad una gara di tiro al bersaglio (nella quale - ahimè - il bersaglio erano gli azzurri); un po' di fortuna ed un grande portiere hanno tenuto insieme la baracca fino al nostro gol.
Un gol su palla inattiva, arrivato ad esito di un'isolata azione di attacco.
Ancora una volta, fin tanto che Pirlo è  stato oggetto di marcatura, la squadra si è dimostrata incapace di ragionare e di costruire gioco.
Totti, anzichè migliorare, progressivamente peggiora: se pensiamo che Lippi lo sta impiegando nella consapevolezza del suo precario stato di forma, allo scopo dichiarato di fargli recuperare la condizione... dobbiamo concludere che, qualche cosa, nei calcoli del Commissario Tecnico, non funziona.
In effetti, mi pare che ci sia più di qualche coosa.
Affrontiamo i ceki con una formazione sparagnina: una sola punta che risulta del tutto isolata (e, infatti, non becca palla e finisce per essere sostituita), anche perchè chi dovrebbe assisterlo da vicino (la mezza punta Totti) è come Bernardo Provenzano (latitante).
Con il centrocampo irrobustito dal sacrificio della seconda punta, dovremmo avere in mano il palllino del gioco: invece i ceki tengono banco e ci soffocano con il pressing.
Quando, come un dono del  Cielo, arriva l'espulsione di un avversario, riusciamo a riequilibrare un po' la situazione: a quel punto, in undici contro dieci e in vantaggio di un gol, dovremmo pensare a chiudere la partita (per intendersi, dentro Inzaghi al posto di un centrocampista o di un difensore).
Invece Lipppi fa qualche cosa che, l'avesse fatta Trapattoni, l'avrebbero crocifisso: leva Camoranesi e inserisce un difensore.
Così la Repubblica Ceka rischia di pareggiare in due o tre occasioni e consente a Buffon di conseguire la palma del migliore in campo.
Per il resto, i soliti ignoti  di cui già ai miei precedenti post (Grosso e Perrotta) non riescono a sollevarsi dalla mediocrità che è loro propria, Camoranesi rimane l'irritante caricatura di un giocatore di  calcio, Zambrotta e Gattuso non ripetono la precedente buona prestazione, Gilardino (ma non è tutta colpa sua) marca visita.
Le castagne dal fuoco ce le leva Inzaghi (come si fa a tenere in panchina un uomo che, di regola,  fa un gol a partita resta un mistero) su azione personale.
Questo è il quadro.
Fortuna vuole che siamo  cascati in una  zona paradisiaca del tabellone, grazie alla quale ora ci tocca l'Australia (che starà anche giocando bene, ma non risulta abbia vinto cinque volte i mondiali come il Brasile) e, più avanti (se ci arriveremo) qualche altra formazione non di primo piano (se ho ben capito ci sono buone probabilità di incontrare la Svezia o l'Ucraina).
Insomma, nonostante tutto rischiamo di giocarci la semifinale contro la Germania o l'Argentina (e qui mi fermo perchè: 1) non è affatto detto; 2) se il nostro gioco rimane quello visto fin qui, andiamo fuori sia con l'una - non irresistibile, ma padrona di  casa - che con l'altra - fortissima).
Per tirare le somme della prima fase: gioco deludente, mentalità perdente, nonostante questo qualificazione al primo posto del girone.
Vedarèm.

Postato da: barbalbero a 10:29 | link | commenti (5)

giovedì, giugno 22, 2006
copia e incolla

amici carissimi, e' un piacere tornare dopo una lunga assenza.
per un rientro soft linko questo simpatico post che anche se indirizzato ad una generazione piu' giovane e' comunque carino. se per caso il link non si aprisse lo incollo.

Postato da: BoromirdiGondor a 18:37 | link | commenti (2)

martedì, giugno 20, 2006
THE FEMALE WAY OF CAR DRIVING

Dopo avere rischiato di perire prematuramente in un incidente stradale circa otto volte in un quarto d’ora e considerato che:
- ogni volta, non sarebbe stato per colpa mia;
- ogni volta, il deficiente alla guida era una donna;
ritengo giunto il momento di fissare alcuni punti fermi in ordine alla female way of car driving.
A tale scopo, ritengo significativo esaminare la funzione e l’utilizzo che, secondo una visione prettamente femminile, debbono essere assegnati ai principali comandi di un’autovettura:
pedale dell’acceleratore: comando da mantenere premuto fino a fondo corsa, sempre alla condizione che, contemporaneamente, risulti totalmente abbassato anche quello della frizione; da sfiorare, invece, impercettibilmente laddove la vettura sia in marcia, sì da non superare mai, per nessun motivo, la velocità di 15 km/h;
pedale della frizione: comando da mantenere premuto fino a fondo corsa, sempre alla condizione che, contemporaneamente, risulti totalmente abbassato anche quello dell’acceleratore; da non utilizzare mai in altre circostanze, men che meno in occasione dei cambi di marcia;
pedale del freno: comando da utilizzare, sempre con la massima energia, in caso di emergenza (vetrina interessante o amica a passeggio sul marciapiede) ovvero senza motivo alcuno;
leva del cambio: comando, pur appetitosamente evocativo, cui non è dato ricollegare una precisa funzione; il mero dato esperienziale insegna che il risultato ultimo e sostanziale del suo utilizzo è quello di far cessare l’incomprensibile stridore spesso – quanto inspiegabilmente - derivante dal motore della vettura;
specchio retrovisore interno: accessorio per il trucco del conducente, laddove questi si trovi al posto di guida;
specchio retrovisore esterno sinistro: accessorio per il trucco del conducente, laddove questi si trovi all’esterno dell’abitacolo, sul lato sinistro;
specchio retrovisore esterno destro: accessorio per il trucco del conducente, laddove questi si trovi all’esterno dell’abitacolo, sul lato destro;
freccia a destra – freccia a sinistra: comando destinato a segnalare la propria intenzione di effettuare, in un futuro più o meno prossimo, una manovra di svolta (non necessariamente nella direzione indicata dalla freccia stessa);
doppia freccia lampeggiante: comando universale ed eclettico destinato a segnalare ogni e qualsivoglia manovra esclusa quella di stazionamento cui è istituzionalmente deputato.

Certo di essermi attirato, con le precedenti brevi considerazioni, la simpatia e l’affetto delle lettrici, vi saluto devotamente.

Postato da: barbalbero a 13:34 | link | commenti (11)

domenica, giugno 18, 2006
MONDIALI - 2

A costo di risultare antipatico, non posso esimermi dal sottolineare che avevo ragione.
Anzi, avevo perfettamente ragione.
Il riferimento, ovviamente, è al mio precedente post, nonchè alla bella prova fornita dalla nazionale azzurra ieri sera.
Avevo perfettamente ragione nel dire che la squadra è modesta e che traduce la propria inadeguatezza tattica e, per taluni suoi elementi, tecnica, in evidente nervosismo e fallosità.
Avevo perfettamente ragione nel dire che Totti non è in condizione e che farlo giocare, alla fine, può risultare, per lui stesso, più un male (soprattutto sotto il profilo regolamentare) che un bene: rischiamo di approdare alla fase finale con un Totti in discreta forma, ma squalificato.
Avevo perfettamente ragione nel dire che Pirlo è sopravvalutato: fin tanto che gli americani sono stati in undici e l'hanno marcato a uomo, non si è visto; esattamente come gli è capitato sovente in campionato, col Milan.
Avevo maledettamente ragione su De Rossi e sulla sua convivenza impossibile con Pirlo: comunque, gli imminenti provvedimenti disciplinari porranno un riparo all'ostinatezza di Lippi.
Aggiungo che, dopo il bel biglietto da vista con il quale ci siamo presentati alla kermesse mondiale, di tutto avevamo necessità fuor che di spaccare la faccia ad un avversario con una gomitata (e di fare la faccia stralunata al conseguente ed ineccepibile provvedimento arbitrale).
Per chiudere il cerchio, manca soltanto che Inzaghi e Del Piero si facciano pizzicare a scambiarsi effusioni sotto la doccia; ma non è detto che non accada: il tempo è galantuomo.
Avevo maldettamente ragione su Zaccardo (un nano, calcisticamente parlando) e su Perrotta (giocatore di assoluta modestia): non si capisce in virtù di quale sottile ragionamento Lippi li preferisca, rispettivamente, ad Oddo e al pur inguardabile Camoranesi (che però se, per avventura, azzecca la partita può fare la differenza).
Alla lista di proscrizione, da ieri sera, aggiungiamo Luca Toni (che si è mangiato una clamorosa palla-gol ed è stato giustificato dai cronisti col rilievo che il sinistro non è il suo piede: va bene, ma da qui a calciare con la suola.....).
Lippi, colto impreparato dal pur prevedibilissimo forcing a tutto campo degli statunitensi, non sa dare tranquillità alla squadra (perchè mai ne ha avuta lui personalmente): l'Argentina - tanto per non far nomi - avrebbe frustrato l'aggressività degli avversari con un'irritante quanto impeccabile fraseggio orizzontale a centrocampo e, ad orologeria, avrebbe fatto partire due o tre stilettate alla velocità della luce (tra passaggi al massimo); il tutto nella prima mezz'ora.
E' vero, noi non abbiamo nè Messi, nè Riquelme, nè Crespo, ma:
- questo è un demerito, non una giustificazione;
- abbiamo qualche giocatore pericoloso, ma non lo mettiamo in campo (che dire di Inzaghi, per esempio?).
Previsioni.
Con la Repubblica Ceka - uscita senz'altro ridimensionata dall'inattesa sconfitta col Ghana - sarà partita dura: in linea di massima, a loro un pareggio non basta (poi, bisogna sempre far di conto col risultato di Ghana-Stati Uniti).
Si giocherà alle quattro del pomeriggio, con un gran caldo, e contro avversari muscolari e determinati: prevedo altre ammonizioni ed espulsioni.
Se i due miracolati dell'ultim'ora (Gattuso e Zambrotta) confermano l'impressione positiva data con gli americani, se giocano Inzaghi e Gilardino, se chi, tra Totti e Del Piero, giocherà in maniera anche soltanto decorosa, passiamo il turno (e, forse, per primi).
Diversamente, buschiamo e torniamo a casa (prospettiva che, pur non a me gradita, ritengo sotto il profilo dei valori la più confacente al livello della nazionale fin qui osservata).
Ad majora.

Postato da: barbalbero a 12:57 | link | commenti (3)

mercoledì, giugno 14, 2006
MONDIALI - 1

Nazionale un po' più che modesta, ingigantita dalla sostanziale pochezza dell'avversario e dagli esorbitanti commenti del telecronista RAI.
Il risultato è ottenuto - anche - grazie alla miopia dell'arbitro (o alla sua amicizia con Luciano Moggi?).

Intanto i ceki fanno strage degli statunitensi, si apprestano a mangiarsi in un sol boccone il Ghana e, prevedibilmente, risuleranno, infine, primi a punteggio pieno nel girone.
C'è di buono che se il Brasile è quello visto contro la Croazia, ce la possiamo giocare.
I nostri sono nervosi, assumono atteggiamenti isterici (anche in panchina), che soltanto gli arbitiri italiani sono disposti a digerire; commettono falli gravi e pericolosi.
La squadra è farcita di giocatori di secondo piano (Grosso? Zaccardo? Iaquinta? Perrotta?): per intendersi, nei corrispondenti ruoli il Brasile schiera Cafù, Roberto Carlos, Adriano ed Emerson.
Una Nazionale della quale già per questo sarebbe difficile innamorarsi, operazione che diviene impossibile per reazione alla insopportabile partigianeria di cronisti e commentatori (a proposito, ma Mazzola è così indispensabile?).
De Rossi è chiamato a compiti di complemento (leggasi: interdire) quando le sue caratteristiche sono, soprattutto, di impostazione della manovra; ovvio che, se gioca Pirlo, il giovane romanista resti relegato a più basse mansioni (ma le assolve con difficoltà, perchè ha altri numeri, e finisce per risultare inutilmente falloso, farsi ammonire e restare, conseguentemente, fuori dal cuore del gioco).
Camoranesi è insulso, velleitario, provocatore; in sintesi: fastidioso (e se si tagliasse i capelli sarebbe comunque un bene, anche se il suo gioco non ne guadagnerebbe).
Pirlo - incensato neanche fosse Cruijff - sbaglia la metà dei passaggi e degli appoggi a centrocampo; fa un gol da cineteca che, se si osserva dove è passata la palla, ha del miracoloso: nel 90% dei casi, un tiro così finisce addosso ad un avversario se non ad un compagno di squadra.
Siccome ha segnato, Pirlo ha ragione; di qui a sostenere che il gol è  cercato e che, addirittura, realizza un capolavoro balistico, ce ne corre.
Totti è reduce da un grave infortunio e si vede; siccome ha la stoffa del campione corre, lotta e riesce anche a mettere lì due o tre palle col contagiri; attualmente, è al 60%.
Del Piero è, da tempo, un giocatore sul viale del tramonto; uno che è stato, per una breve stagione, un vero fuoriclasse e che, poi, la sorte (leggere: infortuni) ha impietosamente azzoppato: però fargli giocare gli ultimi otto minuti è un'ingiusta presa in giro.
I più vecchi di voi ricorderanno, nell'ordine: Mexico '70, lo stadio Azteca, Gianni Rivera e Ferruccio Valcareggi.
Di quegli otto minuti si parla ancora: se Lippi spera di consegnarsi, in tal modo, alla Storia, sbaglia.
A differenza di Rivera, infatti, Del Piero non è destinato a scrivere il proprio nome in cifre d'oro zecchino nel Libro del Calcio Italiano e nessuno potrà mai rimproverare al Commissario Tecnico di non avere impiegato lo juventino dall'inizio.
Quel che si evince dal teatrino messo in piedi ai danni di Del Piero è che Lippi è un po' stronzo, ma questo si sapeva già prima, avendo egli fornito, in precedenza, ampie e circostanziate prove a tal proposito.
Con riserva di rivedere le mie posizioni ad esito dell'incontro con la Repubblica  Ceka (quello con gli USA non è un test attendibile - se vinciamo).
Ad majora.

Postato da: barbalbero a 13:26 | link | commenti (8)

martedì, giugno 06, 2006
FERMO, PER MESI, DAVANTI AD UN AVVISATORE ACUSTICO PER CIECHI

Vi ricordate della telecamera posta a guardia dell'incrocio semaforizzato di cui ad un paio di miei precedenti post?
Ebbene, il vigile di quartiere mi ha spiegato trattarsi, in realtà, di un avvisatore acustico per ciechi (oltretutto neppure funzionante, a tutt'oggi).
Sono indifendibile.

Postato da: barbalbero a 19:29 | link | commenti (5)

giovedì, giugno 01, 2006
DAMMI SOLO UN MINUTO

Fine giornata. Sono sul pullman che mi riporta a casa, completamente immersa nella lettura.
A un tratto un diffuso malessere mi afferra per la collottola e mi trascina in superficie verso il mondo reale.
Lentamente mi accorgo che sono seduta, sono in viaggio e sto leggendo. Prendo coscienza del mio corpo, ma non capisco perché.
Percepisco un vago senso di fastidio e di nausea.
Forse -penso- è colpa delle curve della statale.
Smetto di leggere e provo a rilassarmi, ma no, il fastidio non passa e mi accorgo che è più un disagio esistenziale, forse una crisi di panico incipiente.
Mentre le dita iniziano a formicolare e comincio a fare respiri profondi ho un lampo di lucidità e finalmente capisco.
L’autista sta ascoltando la radio. Trasmettono il nuovo inno della nazionale. Lo cantano i pooh. Mi si chiude la bocca dello stomaco e mi copro di sudore freddo. Devo fare qualcosa, subito.
Ci sono.
Prego.
Paolo Bitta, aiutami tu.
E lui mi aiuta.
Lo sento cantare.
Dammi solo un minuto e finalmente sorrido, il corpo si rilassa e posso ricominciare a leggere.
Per oggi è passata.
Non è già una iattura sufficiente doversi sorbire un mese di mondiali senza aggiungerci il carico da 11 dell’inno dei Pooh?

Postato da: rosiecotton a 12:18 | link | commenti (6)