MESTIZIE DEL LUNEDI’
Il lunedì mattina, diciamocelo, non è che sia, di regola, il miglior momento della settimana.
Almeno sotto il profilo dell’umore.
Il che mi spinge a portare all’attenzione della rete (del web, come dicono quelli che se intendono – di tutto fuorchè d’italiano) una questione linguistica che, d’accordo, dal punto di vista dell’importanza tende a zero, ma ha il potere di mandarmi in bestia.
Calciopoli.
La lingua è in continua evoluzione e solo i cretini si arroccano, in materia, su posizioni conservatrici; si dovesse dar retta a certi soloni, incontrando la vicina di casa diremmo ancora “madamigella, qual buon vento?”.
Le forme cambiano, i congiuntivi – ahimè – scompaiono e nascono, soprattutto, parole nuove.
Inutile – e sciocco, come dicevo – opporsi.
Tra i principali innovatori della lingua ci sono coloro che, della stessa, fanno uso professionale e quotidiano: i giornalisti.
La gran parte dei quali, in effetti - a leggere quanto si scrive sui giornali - dell’italiano hanno una conoscenza che potremmo eufemisticamente definire molto approssimativa.
Quando Borrelli & Co. – a proposito: a volte ritornano – intrapresero la nota rivoluzione giudiziaria del proletariato, un giornalista coniò una parola destinata ad entrare a far parte del corredo comune degli italiani: tangentopoli.
Fu un’espressione felice: letteralmente la città – il paese – delle tangenti.
Dove, ovviamente, tangente va intesa nell’accezione traslata che tutti conosciamo.
Il termine voleva avere un significato eticamente negativo (il paese della politica corrotta, potremmo dire) ed, in esso, la parola deputata ad esplicitare tale funzione era, naturalmente, tangente.
Un costrutto più che accettabile, direi ben riuscito.
Come spesso accade, tuttavia, non sempre i figli sono all’altezza dei padri (vedi Eddy ed Axel Merckx, tanto per fare un esempio) e, così, ad ogni scandalo successivo – e non ne sono mancati – i sommi dicitori della carta stampata (nel totale sonno della ragione – la loro) hanno puntualmente generato mostri.
Ultimo dei quali è – appunto – calciopoli.
Che cosa c’è che non va, in calciopoli?
C’è che l’accezione negativa – perché il termine, nelle intenzioni, è negativo – non è in alcun modo rintracciabile; o, meglio, vorrebbe esserlo – nel malinteso utilizzo della lingua – nella componente poli.
Che, però, accezione negativa non ha, né potrebbe avere.
Calciopoli significa “il paese del calcio”, ma i suoi creatori le accreditano un diverso significato: il paese del calcio corrotto.
In tangentopoli, esimi scrittori, la corruzione stava nella tangente, non nella polis.
Comprendo che la forza evocativa di un’espressione può, in linea di massima, estendersi ad altre omofone o in qualche modo derivate, al punto da trasferirne anche la connotazione, ma, allora, che cosa dovremmo intendere per metropoli? E che cosa dovrebbero pensare – di se stessi e della propria città - gli abitanti di Monopoli?
DIFFICILE RACCAPEZZARSI
E’ da pezzo che non imbratto questi fogli virtuali, un po’ perché – ahimè – nella vita si deve anche lavorare e un po’ perché – ancora ahimè – mi sarebbe toccato (e ancor mi tocca) scrivere di due vicende che trovo ugualmente disgustose: il governo di Prodi e l’affaire Moggi.
Ho atteso ad esprimermi in ordine ad entrambi tali argomenti perché, lo confesso, non riesco a farmi delle idee chiare.
Provo ad andare con ordine.
1. Il Governo di Prodi.
Sul governo, in effetti, una parola è troppo e due sono poche: abbiamo un sindacalista al Ministero del Lavoro (garanzia di equilibrio nella gestione dei rapporti tra lavoratori ed imprese), un ecologista all’Ambiente (garanzia di equilibrio nella gestione dei rapporti tra natura e sviluppo economico), un veterocomunista alle Infrastrutture (garanzia di equilibrio nella gestione dei rapporti tra necessità del settore produttivo e risposte in termini di opere pubbliche).
E molto altro si potrebbe dire.
Abbiamo già i primi proclami (no TAV, no al ponte sullo Stretto, ritiro immediato da Afghanistan ed Iraq, riforma della legge Biagi, blocco della riforma delle pensioni, controriforma della giustizia) che lasciano intendere quale sarà la politica perseguita da coloro che una minoranza degli elettori (grazie ad una legge elettorale della quale, tempo addietro, su queste colonne denunciavo gli effetti perversi) ha sciaguratamente preferito all’impresentabile Berlusconi.
Fortunatamente, abbiamo anche i primi dissensi interni, ma il deretano dei politici (di tutti i politici) è così pervicacemente adeso al velluto dei sedili che il harakiri mi appare sinceramente improbabile.
Senza contare che l’opposizione è, in realtà, tutt’altro che compatta: Fini e Casini hanno, per il momento, un solo scopo (far fuori Berlusconi per poi dar vita ad una sanguinosa faida interna per il primato); la Lega è in effetti senza guida ed in balìa di un Calderoli, di un Borghezio o di uno Speroni qualsiasi; nell’UDC c’è da tempo una fronda (capo in testa il peracottaro Follini, di cui ad un mio antico, efficacissimo post) che non vede l’ora di saltare la barricata; Berlusconi fa fuoco e fiamme ma, intanto, si sta accordando con D’Alema per salvare se stesso ed il proprio impero).
Temo, in buona sostanza, che questo governo durerà e farà quanto di peggio possa immaginarsi: medierà tra le istanze estreme (fortemente rappresentate in Parlamento) ed il buon senso di altra parte della coalizione producendo provvedimenti ibridi, privi di reale efficacia, spesso folkloristici.
E perderà il treno della ripresa economica che si è timidamente affacciata sul nostro Paese (grazie, è il caso di ricordarlo, anche alle tanto vituperate iniziative del precedente esecutivo).
Mai come in questo momento mi sento di affermare che i miei connazionali che hanno votato per l’Unione hanno il governo che meritano.
2. L’affaire Moggi.
Devo fare una doverosa promessa: sono un tifoso juventino.
Oggi come oggi, una simile affermazione rischia di non risultare molto popolare: un po’ come dire “sono fascista” nel 1948.
Sulla scandalo che ha coinvolto, prima e più di altre, la squadra della Juventus, può dirsi tutto e il suo contrario: credo che la prudenza suggerirebbe di attendere, perché ho la netta impressione che molto, di quanto accaduto in questi anni, debba ancora vedere la luce.
Non voglio, perciò, entrare nel merito della questione, se non per proclamare con assoluta convinzione che, a dispetto dei miei colori calcistici, sono contento che si sia finalmente dato corso alle pulizie di primavera.
Non sono affatto fiducioso del fatto che esse verranno condotte efficacemente: la storia delle nostre inchieste giudiziarie non consente simili ottimismi.
Otterremo la solita giustizia giacobina – quella di Mani Pulite, per intendersi – che si accontenterà di qualche populista pubblica esecuzione, ma che si guarderà bene dal perseguire il risultato cui, personalmente, credo tutti aneliamo: mettere il sistema-calcio nella condizione di ripartire da zero.
Tuttavia, meglio un po’ di ghigliottine che niente: se penso a come ho gioito o sofferto in questi anni, seguendo le imprese della Vecchia Signora; se penso alle magliette di Del Piero, Ibrahimovic, Trezeguet regalate a mio figlio Marchino (10 anni) ed all’orgoglio con il quale le indossava; se penso al tempo perso a discutere di tecnica, di schemi, del perché e del percome si è vinto o si è perso, mi vien voglia di infilarmi il cappuccio nero del boia per poter essere io a spiccare la testa dal collo di Moggi e raccoglierne il sanguinante trofeo dal cesto.
Ciò detto, credo che debbano seguire anche altre riflessioni.
Bernardo Provenzano è stato arrestato in una casupola di campagna, magro, lacero, appeso al filo dei pizzini (unico tramite che lo ricongiungesse al mondo dall’isolamento in cui si trovava): credo che la galera, per lui, rappresenti un netto miglioramento delle condizioni di vita.
Luciano Moggi viveva in lussuosi appartamenti, riceveva richieste di favori da ministri e magistrati, disponeva a suo piacimento delle forze di polizia.
Scusate: ma, dei due, chi pare essere il capo della Mafia?
Se questa osservazione offre la misura di quanto valga il calcio nel nostro Paese, credo ci si debba anche domandare perché valga tanto.
I nostri Padri utilizzavano un’efficace espressione: panem et circenses; vien da pensare che, dopo duemila anni, il teorema funzioni ancora.
Epperò, consentitemi, se Jean Jacques Rousseau affermava che ogni uomo nasce buono, io mi sento di dire che sbagliava: ogni uomo nasce coglione (e lo rimane).
Capita, talvolta, che un souvenir formato tir ti piombi addosso a 120 all'ora. Sei lì, immersa nella tua vita e nelle tue piccole cose e all'improvviso qualcosa o qualcuno ti prende per la collottola e ti trascina altrove, in un punto preciso del tuo passato. Colori, suoni e profumi ti investono come se fossero reali e stordiscono per la forza del ricordo. Cose che credevi archiviate, chiuse, dimenticate riemergono come bolle che scoppiano in superficie.
Beh, ho incontrato casualmente dopo quasi vent'anni la mia più cara amica d'infanzia. Mi ha riconosciuto e fermato lei, perché per me i suoi tratti erano sconosciuti. Sono più vecchia di lei di 15 giorni e questi 15 giorni sono gli unici in cui non siamo state amiche. Culle vicine, pomeriggi insieme, asilo, vacanze, catechismo, cinema, giardinetti, i corsi di danza, minibasket, doposcuola... Fino all'adolescenza siamo state l'una l'ombra dell'altra. Poi più nulla. Mi venisse un callo se mi ricordo com'è che ci siamo perse di vista.
E' stato di punto in bianco, per una lite furibonda, oppure è stata una cosa graduale? Non lo so. Come è possibile che si riesca a chiudere in una scatola e a riporre in soffitta porzioni così grandi della vita e del cuore?
Perché in tanti anni non mi è mai venuto in mente di chiamarla o di andare a trovarla? Perchè per anni è stato come se non ci fossimo mai frequentate? Non so neanche questo.
E penso: che cosa della vita che sto vivendo intensamente oggi tra vent'anni sarà chiuso in una soffitta? Sta di fatto che da quando ci siamo ritrovate mi sento come la bambina con le treccine seduta sul bordo del divano di pelle, con i calzettoni bianche e le scarpette di vernice, che stringe forte la sua amica. Due angioletti sorridenti fermati dallo scatto proprio un attimo prima di cominciare a menarsi.
SCANDAL SHROUDS THE SERIE A FINALE
With one exception, the big leagues of Europe have wrapped up their championship tables nice and early so that players can concentrate on the World Cup. The exception, as usual, is Italy.
Herald Tribune 10.05.2006
Finalmente oggi è lunedì.
L'ultimo lunedì è stato più di un mese fa, il 3 aprile.
Ascoltate: lunedì.
Sentite il suono argentino?
I pg sono arrivati nel cuore dei piani, un luogo psichedelico formato da scale che finiscono in portali.... e attorno solo multicolori venti di magia grezza mortale.... fu cosi che l'impavido chierico ansioso di combattere contro una divinita fece le scale di corsa... le sue ultime parole furono "SCIVOLO!"
Vogliamo ricordarlo così mentre sorride giulivo alla vista dei troll nella palude... Mentre decide, garrullo, di usare la bacchetta dei fulmini da poco rinvenuta... Mentre scaglia il primo fulmine verso il troll... Mentre NON si rende conto di essere con l'acqua alla cintola... Mentre il fulmine attraversa buona parte della palude grazie all'acqua stagnante, colpendo così anche lui e la sua bacchetta, che sovraeccitata, esplode assieme a tutte le cariche ancora da utilizzare, rendendolo simile ad una polpetta stracotta... I suoi compagni (balzati sul più vicino albero alla vista della bacchetta) qui posero.
Vogliamo ricordarli cosi': mentre al grido di "tanto se si trova cosi' vicino a dei personaggi di quinto livello non puo' essere roba grossa..." entravano nella tana di un drago rosso grande wyrm... Vogliamo ricordarli cosi': mentre trovano tesori immensi e non si facevano nessuna domanda... Vogliamo ricordarli cosi': mentre si mettevano a fare gli idioti senza nemmeno allontanarsi dal tesoro e ad intascarselo tranquillamente... Vogliamo ricordarli cosi': assieme al drago, appena tornato dalla caccia e quasi incuriosito dalla loro presenza cosi' spavalda... che li ha uccisi con un *Ahem* da 24d10+12. Vogliamo ricordarli cosi': 2 pomeriggi per fare le schede, 20 minuti per buttare via tutto.
A dimostrazione che come Master non ero poi così sadico, e che voi come giocatori non eravate poi così scarsi (ad eccezione di Dialmez Robert Delan, o era Pels Pals Pols Palons? Ah, ricordarselo! Comunque sia, sempre del Gigi si trattava), ecco a voi
la sezione di un
sito amatoriale dedicato al D&D nella quale giocatori e master di varie compagnie inviano, perché ne resti imperitura memoria, i racconti delle morti più pittoresche dei loro personaggi.
Anche il titolo è uno spasso: R.I.P., che sta per "Rest In Pieces" ("Pieces" e non "Peace", sottolineo).
beh, primo post dove si prova subito il titolo e vediamo l'effetto che fa' nel nuovo set up giallino/grigio a seconda dei punti di vista.
Cominciamo con l'ammettere che tanto per cambiare il buon Barba aveva ragion queste sono cronache da Mordor piu' che da Rohan e anche se le bollitrici che tanto si aspettava ancora non le ho viste bisogna dire che la storia si respira ovunque qui e si sente impalpabile la presenza di un qualcosa che comunque sia di epico qui c'e' stato. diciamo subito che epiche sono pure le dimensioni, il paese da solo ha un estensione che e' da vedere sulla cartina ma che non avevo mai valutato veramente come da qundo penso di esserci nel mezzo. E' impressionante. Cosi' come le dimensioni della citta' si dice che da sola conti 2 volte e mezzo gli abitanti di tutta la finlandia ed e' incredibile pensare al fatto che 50 anni e piu' fa avessero fatto strade cittadine a 4 corsie per carreggiata, allora percorse da una macchina ogni tanto e che oggi cercano di tenere botta al traffico che parafrasando Benigni quando parla della sicilia e' effettivamente il problema principale qui.
Il clima, quello atmosferico, e' strano, quando ho scelto la casa c'erano 30 gradi fuori (ovviamente sotto) e bollavo come esotismi risibili le case in cui mi facevano vedere orgogliosi l'impianto dell'aria condizionata. ora sono senza, maggio e' appena iniziato ed in casa comincio gia' a boccheggiare.
Ultima notazione si impone sulle donne. Si dice che le donne di qua siano molto belle e questo e' certamente un luogo comune, ma si sa' che i luoghi comuni hanno ben un fondamento!
Ornalla dice che anche gli uomini locali lo sono ma penso lo dica o per ripicca o per cercare di trovare qualcosa comunque di bello anche qui.
Ovverosia, in Quenya, "il mondo è cambiato". Come si dirà "template", in Quenya?
P.S.: che ne dite? vi piace? preferivate quello di prima? 'nzomma, fateme sape'.
P.P.S.: dopo due anni abbondanti, nell'header scompare la linea verde della metropolitana milanese, e compaiono più tolkeniane montagne. Il Boss ne sarà contento, immagino.
P.P.P.S.: tra l'altro, adesso funziona la cosa del titolo (cioè, non è più necessario aggiungerlo nel corpo del post, ma lo si può mettere nell'apposita casellina "titolo" dell'editor). Che meraviglia.
P.P.P.P.S.: e ho aggiornato anche il Who's who! (P.P.P.P.P.S.: se c'è ancora qualcosa che non vi quadra, fatemelo sapere che provvedo).
1 мая
cazzo questo si' che e' un primo maggio:



e per chi non gli basta scaricatevi questo!