"Potete tardare, o tornare indietro, o deviare per altri sentieri, a seconda del caso. Più avanti andrete, meno facile sarà ritirarvi; ma sappiate che nessun giuramento e nessun vincolo vi costringe a fare un passo in più di quanto non vogliate: non conoscete ancora la forza dei vostri cuori, ed è impossibile prevedere ciò che ognuno di voi potrebbe incontrare per la strada."
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Qualcuno ha guardato nel Palantir *loading* volte
MOTOCICLETTA (10 HP)
Per una complicata concatenazione di eventi che non sto qui a dipanare, capita che stamattina, dopo circa due settimane di interruzione, io abbia ricominciato ad andare a lavorare in motocicletta (come sono uso fare da anni).
L'ultima volta che ero montato in sella, una quindicina di giorni fa, a Milano era pieno inverno.
Non che la cosa sposti: io cavalco una BMW, non una ballerina giapponese (nel senso della motocicletta) e, dunque, non c'è freddo o acqua che tenga.
Sta di fatto che, stamattina, è primavera e la differenza si sente.
Quando, proveniente da una stradina trasversale, sono sbucato su viale Monza (una ridente arteria cittadina costituita da circa cinque chilometri di asfalto che corrono diritti come un righello tra due ali ininterrotte di palazzi da otto piani), la mia cavalcatura - che ormai conosce la strada - si è istintivamente indirizzata verso sinistra: guardando l'orizzonte, verso quell'indistinto cielo color fango che sovrasta il centro ciittadino.
Per un attimo, chissà perchè, ho rivolto il mio sguardo anche a destra, verso nord: sotto una volta turchina, in lontananza, ma dando l'impressione di poterlo toccare soltanto allungando una mano, invaso dal sole brillava il Resegone.
Chi abita dalle mie parti sa di che cosa sto parlando.
Più in generale, il Resegone è una breve catena di Prealpi lombarde alle spalle della quale il Manzoni si ostinava a voler far tramontare il sole (ma, così a spanne, se non ti trovi in Austria, il tramonto, lì dietro, non c'è verso che tu possa vederlo).
Tornando a me, per un istante sono stato attraversato dal dilemma: svoltare a destra o a sinistra?
A sinistra era il luogo dei miei imperativi kantiani (responsabilità, senso del dovere, lavoro) a destra era la libertà.
A sinistra il Superego, a destra l'Es: in mezzo, more solito, io (l'Ego, non a caso), straziato dalle opposte tensioni.
Ovviamente ho preso a sinistra, pur sopraffatto dal rimpianto.
Mentre percorrevo a memoria il mio abituale tragitto, sentivo l'aria fresca infilarmisi sotto la giacca, finalmente lasciata aperta, dopo i mesi invernali.
La percepivo scendere giù per la gola, come un sorso di buona birra gelata, e diffondersi lungo le spalle e sul petto; e immaginavo di andare verso nord, incontro a quella montagna che non aspettava altro che di essere solcata.
Stasera avrò la bronchite.
MA NON SI USAVA IL LETAME?
Durante un comizio elettorale, a Napoli, ieri Berlusconi avrebbe affermato che "nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi".
Certo, la cosa mi sembra almeno improbabile: ma dai cinesi e dai comunisti mi aspetto di tutto...
Crìbio!
ROHAN
per quel che conta, da questa settimana Boromir, pur restando di Gondor, s'e' trasferito a Rohan.
E ADESSO, CHE COSA LEGGO?
Se c'è un perchè nelle cose, ci deve essere anche una spiegazione del fatto che io sia un affezionato lettore - come si usa dire - del Corriere della Sera.
Tuttavia, se la cerco, questa spiegazione fatico a trovarla.
Da ragazzo, in casa mia, nessuno leggeva il giornale: non ho, letteralmente, mai visto il mio babbo sfogliare un quotidiano.
Il nonno - di provata fede politica - leggeva La Notte, quotidiano milanese di destra che da anni non contribuisce più ad affollare il banco delle edicole (e, francamente, non conosco nessuno che se ne lamenti).
Non avevo più di otto anni quando venivo spedito a comprare il giornale: ero un burdel, insomma (così mi chiamava nonno Mario, in romagnolo).
La Notte costava sessanta lire (un pacchetto di figurine dei calciatori 10, come la stringa di liquirizia al bar dell'oratorio).
Se mi è consentito il calambour, stiamo parlando de La Notte dei tempi...
Io, il giornale, ho cominciato a leggerlo quando andavo all'università: non perchè mi interessasse poi più di tanto, ma perchè mi faceva compagnia in metropolitana.
Non essendo di sinistra, non comperavo Il Manifesto e neppure La Repubblica.
Comperavo il Corriere della Sera: perchè? Forse, semplicemente, perchè - pur essendo allora il primo quotidiano nazionale - restava pur sempre il giornale di Milano e dei milanesi.
Negli anni, mentre l'acqua scorreva sotto i ponti, io mi facevo un'idea sempre più precisa in ordine al quotidiano che avevo scelto, comprendendo che si trattava di un giornale più o meno qualunquista (il che non è necessariamente un difetto), di tendenze moderatamente conservatrici e, in ogni caso, filogovernative (quale che fosse l'orientamento politico del governo - che tra l'altro, non è che negli anni '80 vivesse di significative alternanze), legato a doppio filo con il mondo della grande imprenditoria, che, soprattutto allora, significava pressochè esclusivamente Fiat.
Mi rendo conto che il ritratto non è esaltante, ma, non di meno, il Corriere aveva dei pregi.
Le firme erano importanti, i pubblicisti autorevoli, i contributi sempre di alto livello; la lettura degli avvenimenti politici appariva tutto sommato equilibrata, scevra di estremismi; le differenti opinioni (sempre nell'ambito di una visione moderata) erano comunque rappresentate.
La lettura del Corriere poteva costituire un valido surrogato alla - sempre preferibile - compulsazione di più testate: a patto di avere maturato gli indispensabili anticorpi.
Cioè di sapere che, se leggevi Ostellino, stavi ascoltando una campana diversa da quella di Biagi ed ancora differente rispetto a quella di Ottone.
Tutto più o meno bene, dunque, fino all'editoriale di Paolo Mieli dell'altroieri.
Premetto che stimo Mieli, che ha sempre dimostrato di essere un uomo intelligente ed un giornalista preparato.
Mi sembra chiaro che, indipendentemente dal fatto che quanto Mieli ha scritto rappresenti o meno il suo pensiero (e credo di sì), il suo outing prodiano (suo, ma non personale, perchè quando scrive il Direttore scrive il giornale intero) è frutto di una direttiva precisa impartita alla linea editoriale dalla proprietà e dal potere economico che essa rappresenta.
Su questo ho già scritto un brevissimo post che, però, a dispetto dell'estrema sintesi dice tutto quel che, a mio avviso, c'è da dire.
Il punto è che se la testata - non un giornalista che vi trova spazio - assume una posizione così netta in campagna elettorale e se questo orientamento non coincide con il mio, non c'è più ragione per la quale io debba seguitare a leggerla.
Stando ai primi dati di vendita, questa riflessione devono averla fatta anche altri, numerosi, lettori (anche se, più che di una scelta definitiva, ritengo si tratti di un semplice segnale).
Dopo tanti anni di abitudine alla lettura del quotidiano, tuttavia, è difficile smettere.
E, allora, adesso che cosa leggo?
Esclusi a priori i giornali di partito, le mie convinzioni politiche mi allontanano dai quotidiani più o meno dichiaratamente di sinistra: niente Manifesto e Liberazione, dunque, ma anche niente Repubblica, Stampa e Quotidiano Nazionale (ma si chiama così la fusione della Nazione con Il Resto del Carlino, o sono io che mi confondo?).
I giornali locali - anche se di grande tradizione - hanno un taglio decisamente provinciale; niente Mattino, quindi, e niente Messaggero o Secolo XIX, per citare i più noti.
I quotidiani di opinione (Il Foglio, Il Riformista) sono interessanti, ma assolutamente carenti nella cronaca, nello sport, nella critica letteraria e cinematografica: insomma, al di là della politica, c'è poca informazione.
Resta Il Giornale, ma non credo che esso costituisca una lettura confacente ad una persona seria.
So già come andrà a finire: tra qualche giorno, sbollita l'ira, ricomincerò a leggere il Corriere della Sera.
In fin dei conti ha dda passà 'a nuttata.
OBBEDISCO!
Oggi, in un editoriale in prima pagina, Paolo Mieli, direttore del quotidiano che mi ostino insensatamente a leggere, spiega ai lettori perchè il suo giornale auspica che l'Unione vinca le prossime elezioni.
La guerra privata tra Montezemolo e Berlusconi vive, dunque, di un'altra battaglia.
Confindustria comanda ed il Corriere obbedisce (e scrive).
Garibaldino.
P.S. per Kingaragorn: l'editoriale l'avevo letto ed avevo in mente di commentarlo già prima del tuo invito, tanto per la precisione.
KEKKULO
Tanto ero irritato, ieri sera, dalla solita insipienza della solita Juve formato Champions che, ad un certo momento, sono stato tentato dall'idea di scagliare nello schermo la coppa di XXO che mi rigiravo tra le mani per tirarmi su (poi, però, pensando a quanto l'avevo pagato, l'XXO, ho desistito).
Però, alla fine, sono stato ripagato di tanta sofferenza.
Vincere così, di puro kulo, è bellissimo.
P.S. per Boromir di Gondor: kekkulo è una parola finlandese; significa "perdincibacco, che fortuna".
DOPPIOPESISMO
L'Ufficio Popolare della Grande Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista si lagna, in una nota di questi giorni, di quanto scrivono, sui giornali italiani, giornalisti che "ostentando un'origine araba hanno preconcetti e danno giudizi che hanno tutta l'apparenza di essere il prodotto di elaborazioni non proprie".
Se l'avesse scritto l'Osservatore Romano, la sinistra, compattamente, avrebbe gridato all'indebita interferenza vaticana.
In questo caso, invece, silenzio.
CAMBIO DI STAGIONE
Stamane, il prato del condominio s'è riempito di margherite.
E di minuscoli fiorellini bianchi e celesti.
BALLE PER GONZI
Muammar Gheddafi spiega che l'assalto al Consolato italiano di Bengasi non è stato determinato dalla rabbia degli islamici per l'esiibizione della maglietta raffiigurante le vignette sataniche da parte dell'ex-ministro Calderoli.
Le ragioni sarebbero da ricercare nell'occupazione italiana della Libia, risalente al 1911, e nel fatto che, a tutt'oggi, l'Italia non avrebbe ancora riconosciiuto allo Stato libico un'equo risarcimento per i danni arrecati.
Detto per incidens, è vero che i colonizzatori italiani hanno occupato la Libia manu militari (e, quindi con deprecabile spargimento di sangue - in un'epoca in cui, però, ciò era considerato assolutamente normale e praticato, da tempo, anche da inglesi e francesi).
E' anche vero, poi, che hanno danneggiato la colonia costruendo scuole e ospedali.
Gheddafi è un gran furbo (se non lo fosse, non sarebbe riuscito a barcamenarsi come ha fatto dal 1977 fin qua).
L'integralismo islamico è, attualmente, il principale avversario della sua personale leadership (fondata su argomenti affatto diversi dal consenso popolare).
Gheddafi ha capito che lo scontro frontale con i fondamentalisti rischia di vederlo soccombente: prova ne sia che, poprio ieri, ha ordinato la scarcerazione di 130 fanatici, detenuti per ragioni politiche.
Nell'attuare l'equilibristica politica del colpo al cerchio seguito da quello alla botte, il nostro dirimpettaio trova anche il modo di - tentare di - guadagnarci qualcosa.
Così ricollega i moti di piazza (che, all'evidenza, hanno una matrice islamica e sono sottesi da un chiaro disegno politico di destabilizzazione del regime libico) alla vecchia contesa sul risarcimento dei danni coloniali.
Ovviamente, si tratta di balle per gonzi, ma non escludo che i governanti italiani (attuali o futuri, poco cambia) se le bevano o trovino opportuno farlo.
A PERPETUA MEMORIA
Ieri un mio collega mi ha detto, testualmente: "Tu dovresti ringraziare i comunisti: in questo Paese hanno portato libertà e democrazia".
Così, solo per sapere che ne pensate.