"Potete tardare, o tornare indietro, o deviare per altri sentieri, a seconda del caso. Più avanti andrete, meno facile sarà ritirarvi; ma sappiate che nessun giuramento e nessun vincolo vi costringe a fare un passo in più di quanto non vogliate: non conoscete ancora la forza dei vostri cuori, ed è impossibile prevedere ciò che ognuno di voi potrebbe incontrare per la strada."
oggi
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Qualcuno ha guardato nel Palantir *loading* volte
MEMENTO QUIA PULVIS ES ET IN PULVEREM REVERTERIS
In una sala del Comune di Roma, organizzato dall'Opus Dei, si è tenuto, ieri, un incontro tra chirurghi plastici italiani.
Spiega Paolo Persichetti, professore di chirurgia plastica all'Università Campus Biomedico di Roma, che "Il nostro compito doovrebbe essere quello di rimuovere solo quei difetti fisici che diventano un problema psicologico. Dovremmo invece opporci all'uso consumistico del bisturi, fermare chi rincorre un ideale di bellezza artificiale e chi ne approfitta per far soldi".
Insomma, all'Opus Dei l'ideale di una bellezza artificiale proprio non va giù; anzi: è la tensione verso la bellezza esteriore, tout-court, che non può essere accettata: "Quella che bisogna cercare davvero, però, è la bellezza che non finisce mai, quella dentro di noi", come precisa Paola Binetti, neuropsichiatra infantile membro del Comitato Nazionale di Bioetica (definita - dal Corriere della Sera, dalle cui pagine traggo la notizia, una "ruiniana di ferro che alle prossime elezioni correrà per la Margherita").
A breve, dunque, avremo chirurghi plastici obiettori di coscienza.
Già me li immagino: "No signora, al massimo posso farle una terza. Per la quarta e la quinta mi occorre l'autorizzazione della Curia. Dalla sesta in poi l'unico intervento ammesso è quello della Vergine di Lourdes: preghi signora, preghi".
In realtà, non c'è nulla di cui stupirsi: la posizione è del tutto conforme al Magistero della Chiesa.
I beni materiali e terreni (bellezza esteriore compresa) sono effimeri, con l'inevitabile conseguenza che ricercarli è sbagliato.
La bellezza vera, eterna, che mai sfiorisce, è quella dei Santi.
Se vivessimo iin un regime teocratico, il corollario di tutto ciò sarebbe il divieto legale di sottoporsi ad interventi di chirurgia plastitca con finalità esclusivamente estetiche.
Malauguratamente, viviamo in una società secolarizzata che ha da tempo abbandonato la retta via e riconosce scandalosamente ad ogni persona un'inconcepibile libertà di autodeterminazione.
E, quel che è - in certi casi - più grave, anche di parola.
PRIMA PAGINA (ENNESIMA)
Ancora una volta, una rapida scorsa al Corriere di stamane, con qualche mio commento (more solito, assolutamente non pertinente e fuori luogo).
Nell'Angelus di domenica, Benedetto XVI ammonisce: "Dio punirà chi uccide in suo nome".
Se fossi credente, ne sarei convinto anch'io.
Così come sarei convinto che, il medesimo castigo, sia già stato inflitto, per esempio, agli inquisitori cattolici (non vorrei che si pensasse, anche solo per un momento, che solo gli islamici, nella storia, abbiano ucciso in nome di Dio). Imprudente.
I nostri governanti scoprono, non senza sorpresa e non senza disapppunto, che i francesi attuano una politica economica protezionistica: sono sulla buona strada per finalmente comprendere la natura dei cugini ("parenti serpenti") d'oltralpe.
Proseguendo così, presto appureranno che i francesi sono nazionalisti, uniti ed orgogliosi (cioè sono un Popolo) e che impazziscono per lo Champagne, il patè de foie gras e le ostriche. Tardivi.
A pagina 8, finalmente relegata in spazi editoriali consoni alla sua pochezza, l'interminabile querelle prodiana sul confronto televisivo con Berlusconi.
Il leader (?) dell'Unione, al cospetto di una legge che prevede, quale atto finale della campagna elettorale, la conferenza stampa del Capo del Governo, pretende che Berlusconi vi rinunci.
In caso contrario, si rifuta di partecipare al faccia-a-faccia televisivo con il suo avversario.
Sono impuntature che la gente (cioè gli elettori) non capisce, ma questo non pare importare a nessuno.
In realtà, Prodi è consapevole che il vantaggio inizialmente attestatogli dai sondaggi si è andato progressivamente erodendo e vorrebbe che, di qui al voto, non accadesse più nulla potenzialmente capace di muovere qualche ulteriore consenso.
Un po' come una squadra di calcio che vinca uno a zero a tre minuti dalla fine e seguiti a buttare la palla fuori dal campo per perdere tempo. Pavido.
QUESTA E' BELLA
Nella puritana Costituzione degli Stati Uniti d'America, pur essendo ammessa la pena di morte, è sancito il principio secondo il quale essa deve essere inflitta senza arrecare al condannato inutili sofferenze fisiche.
La sofferenza morale, invece, è consentita: basti pensare al fatto che il condannato a morte viene incarcerato ed è perfettamente consapevole del destino che lo attende, ma non sa, assolutamente, quando avverrà la propria esecuzione; può essere domani o fra un mese o fra dieci anni.
In buona sostanza, il dead man walking, ad ogni alba, si domanda se sia l'ultima che vede e questo può ripetersi per anni.
Mi domando se non sia più civile squartare il reo attaccandone le estremità a quattro cavalli (come facevano i Romani), ma farlo subito.
Ad ogni buon conto, capita che per un gran pezzo di delinquente che ha seviziato e stuprato una ragazzina giunga l'ora fatale.
Solo che l'esecuzione deve essere preceduta da un'anestesia perchè, come detto, si può ammazzarlo, ma non farlo soffrire.
L'anestesia deve essere praticata da un medico, lo prescrive la legge: non so se la questione si ponga esattamente in questi termini, ma credo che, in difetto, chi la esegue sia passibile di un'incriminazione per esercizio abusivo della professione.
O, forse, l'esecuzione è giuridicamente nulla ed il condannato deve essere resuscitato.
Accade, allora, che il direttore del penitenziario non riesca a trovare un anestesista disposto a provvedere: gli interpellati si dichiarano obiettori di coscienza.
Il presidente dell'ordine dei medici (o del corrispondente ufficio statunitense) esprime l'ovvio principio secondo il quale il compito del medico è quello di preservare la vita, non quello di porvi fine e che praticare l'anestesia al condannato a morte è atto immorale, oltre che certamente contrario alla deontologia professionale.
Tutta la questione è, ora, rimessa alla Corte Suprema e mai come oggi si è stati vicini alla possibilità che la pena di morte (anche se per un cavillo e non per l'affermazione di un principio) scompaia dalla legislazione nord-americana.
Speriamo.
Certo è che, quando meno te lo aspetti, gli americani sanno stupirti.
Anche in senso positivo, talvolta.
VIGNETTE SATANICHE - 2
Com'era prevedibile, la vicenda ha maturato sviluppi, al punto che mi sento di dover precisare alcune cose.
Ho sostenuto - e seguito a sostenere - che il giornale danese abbia avuto torto nel pubblicare le vignette sataniche eche gli islamici abbiano avuto ragione ad offendersi.
Dall'offendersi al dar fuoco alle ambasciate ed alle chiese cristiane, ovviamente, ne corre.
Illustri personaggi, conoscitori delle cose medio-orientali (cito, ex plurimis, Magdi Allam) si sono affrettati a rimarcare che gli assalti e le violenze perpetrate in questi ultimi giorni nei Paesi arabi sono, in realtà, il frutto di una, più o meno occulta, regia, che ha mire ben diverse dalla difesa dei principi religiosi.
Tutto ciò, oltre che ovvio, è certamente condivisibile, ma con una precisazione.
Chi sta strumentalizzando l'indignazione dei musulmani ha sicuramente scopi economici e politici, ma la gente che mette a ferro e fuoco gli edifici di rappresentanza degli Stati europei lo fa perchè sospinta da una furia iconoclasta di matrice schiettamente religiosa.
E' oggi difficile sostenere - come si è sentito fare fin qui - che gli estremisti rappresentino una frangia minoritaria nel contesto del popolo islamico: l'impressione, a giudicare dalla partecipazione massiccia ai moti di piazza di questi giorni, è tutt'altra.
Siamo al cospetto di un sentimento religioso diffuso, che non si limita ad affermare la propria identità e sacralità, bensì fa coincidere tale affermazione con la negazione delle altre culture e delle altre religioni, delle quali legittima, teorizza e pratica la distruzione.
Le ragioni di tutto ciò sono così complesse e profonde che non mi azzardo ad addentrarmici se non in estrema sintesi.
Si dovrebbe considerare il contesto strorico (gli arabi non hanno ancora digerito la sconfitta militare, politica e culturale loro inflitta per secoli dagli europei - da Pipino il Breve, alle crociate e su su fino alla difesa strenua della supremazia occidentale realizzata dalla Serenissima e dai sovrani balcanici).
Si dovrebbe mettere conto della situazione politica (il popolo arabo non è padrone in casa propria, dai tempi del colonialismo: i regimi sono normalmente corrotti ed i governanti fanno grassi affari con europei ed americani senza distribuire le ingenti ricchezze derivanti dalla vendita del petrolio).
Infine, vi è la natura stessa del sentimento religioso (che è, per definizione, assolutista: se credo profondamente ed irrazionalmente che la verità sia una sola e, segnatamente, quella scritta su un determinato libro - la bibbia, il talmud, il corano - è giocoforza malsopportare chi propugni un'altra e diversa verità assoluta, la quale non può non risultare sostanzialmente blasfema; è capitato anche a noi cristiani di comportarci così - penso alla Controriforma, per esempio - e la nostra intransigenza si è affievolita soltanto con l'affievolirsi del sentimento religioso in generale).
Credo che, nella nostra prospettiva, in virtù dei principi filosofici posti a fondamento della nostra cultura, noi si debba mostrare più rispetto per l'Islam (accettando, una buona volta e per tutte, l'idea che, a differenza nostra, esistono popoli per i quali la religione è, ancora, elemento caratterizzante ed unificante e momento centrale dell'esistenza individuale e sociale e che, tanto, non li rende inferiori a noi), evitando di scadere al livello di Calderoli (a proposito, se mio figlio si fosse presentato a scuola con un maglietta dileggiante i musulmani, la maestra gliela avrebbe fatta levare - e la maestra di mio figlio fa la catechista, non è una disobbediente di Casarini).
D'altra parte, dovremmo rimarcare, con maggiore unità, la pari dignità delle nostre convinzioni (frutto di un'elaborazione filosofica più che bimillenaria) e denunciare fermamente l'inaccettabilità di qualsiasi forma di intolleranza e di comportamento violento.
E' nell'interesse ci tutti - anche nel nostro, quindi - andare d'accordo, ma escludo che tale risultato possa essere raggiunto attraverso la rinuncia unilaterale ai propri principi.
Il Papa invita al dialogo - è il Papa, che cosa di diverso potrebbe dire? - ma non sempre il dialogo è possibile: senza andare a scomodare l'etimo greco del termine, per dialogare bisogna essere in due.
Forse oggi più che ieri ci rendiamo conto che il precetto politically correct dell'accoglienza incondizionata degli immigrati arabi era sbagliato, in quanto presupponeva ciò che, in effetti, non c'è: la corrispettiva condivisione di tale precetto da parte degli islamici.
Ricordo che anni fa, in tempi non sospetti, il mio parroco riferiva del contenuto di alcuni incontri diocesani intervenuti con il Cardinale Martini, il quale metteva in guardia il clero ambrosiano da un disegno di conquista culturale - attuabile con qualunque mezzo - sotteso al movimento di immigrazione dai Paesi arabi: io, intimamente, ne risi.
Oggi penso che, quando parla una personalità come il Cardinale Martini, bisognerebbe ricordare il motto latino risus abundat in ore stultorum.
ITALIANO PER FORZA
Gerhard Plankensteiner.
Già pretendere che uno con un nome così sia italiano mi sembra paradossale.
Lui è un gigante delle montagne, nato a Vipiteno (mi correggo: Sterzing), un borgo a quindici chilometri dal confine con l’Austria (mi correggo: Osterreich).
Siamo nel Sud Tiroler (che qualcuno si ostina a chiamare Alto Adige), un lembo di terra strappato agli austriaci con la Grande Guerra, dove ancora rimpiangono (e come dar loro torto?) l’amministrazione di Maria Teresa, parlano il tedesco, bevono birra e mangiano il ginocchio di maiale affumicato con i crauti.
Pur di tenerli buoni – e attaccati al nostro territorio nazionale – il legislatore costituente ha riconosciuto agli alto-atesini il più autonomo degli statuti regionali autonomi.
Siccome quella è gente buona, silenziosa e sgobbona (come lo sono, di regola, i montanari), ha abbozzato.
Ha perfino accettato di essere governata – ma non amministrata – da noi italiani; risultato: i tribunali funzionano, le scuole anche, gli ospedali pure.
Certo non si può pretendere che si occupino di questioni politiche cruciali, come il semi-proporzionale, la par condicio o i sondaggi elettorali: per tanto rilevanti tematiche, infatti, c’è il Parlamento nazionale.
Accade, perfino, che Gerhard Plankensteiner vinca una medaglia olimpica (specialità: slittino di coppia), con i colori della nazionale azzurra.
Lui che, la sera, dopo le gare, va a scolarsi weissbier con i colleghi austriaci.
E succede che, al momento della premiazione, non canti l’Inno di Mameli.
Che il solito giornalista se ne accorga.
Che lui, interpellato sul punto, dica di non conoscere “questa canzone” (occhio, però: Gerhard spiccia sì e no tre parole di italiano, prima di leggere del disprezzo nelle sue affermazioni è il caso di rifletterci un po’).
Una volta ero a Londra da amici di mia moglie: una coppia di omosessuali, Andrea e Lee.
Gente molto simpatica ed ospitale.
La mattina avevo fatto shopping (come tutti i nostri connazionali, quando si trovano all’estero) e mi ero, tra l’altro, comperato due camicie.
A pranzo, da Andrea e Lee, parlando dei miei acquisti, dissi loro I bought two skirts.
Non potei fare a meno di notare che il loro interesse nei miei confronti era, d’un tratto, aumentato.
Poi compresi: camicia si dice shirt; skirt significa gonna.
Quando si parla un lingua diversa dalla propria, è facile sbagliarsi.
Sta di fatto che è scoppiato lo scandalo: un atleta azzurro, oltretutto appartenente al Corpo Forestale dello Stato, che non conosce l’Inno Nazionale e che lo confessa candidamente.
Siamo al cospetto del solito alto-atesino provocatore, cui non è parso vero di disporre di una tribuna tanto internazionale per affermare la sua discendenza da Sigfrido (mi correggo: Sigfried).
Siccome certe offese si lavano col sangue, Gerhard è stato immediatamente convocato dinnanzi alle telecamere ove, al cospetto del Paese intero, ha dovuto precisare di essere italiano, di esserne felice e di prediligere la pizza e gli spaghetti.
Io, personalmente, gli avrei anche imposto di intonare O surdate ‘nnammurate.
Ma si sa, noi italiani lasciamo sempre le cose a metà.
VIGNETTE SATANICHE
Mi ero fatto un’idea precisa fin da subito, in ordine alla questione delle vignette su Maometto.
Ma ho preferito aspettare di conoscere l’opinione di gente più qualificata di me.
Sostanzialmente, ho potuto constatare che non avevo torto.
Il diritto di satira (che parrebbe essere una sottospecie non codificata del diritto di cronaca) non comporta che sia legittimo pigliar la gente per i fondelli su questioni che, nell’esistenza della gente stessa, hanno una rilevanza fondamentale.
Come la religione (e parlo io che, se tutto va bene, sono agnostico e, forse, son perfino ateo).
I nordici – che si vantano di aver maturato la più progressista e libertaria delle civiltà – non si spiegano tanta furia nelle reazioni dei dileggiati e si scandalizzano per il mancato rispetto della loro libertà di espressione.
Che – vien fatto di dire – pare abbiano eletto a religione (col che il cerchio si chiude).
A tal proposito, mi sovviene di quando Berlusconi profferì imprudenti considerazioni sulla carne di renna affumicata e sul primato del culatello (una verità oggettiva, peraltro): i finlandesi se la pigliarono a male, scattarono le note diplomatiche, le richieste di scuse, il boicottaggio dei prodotti italiani.
Per la carne di renna.
Non ho capito: siccome sono dichiaratamente atei, i nordici possono pigliare per il culo la religione degli altri, ma, agli altri, non è consentito sfotterli per la loro - miserrima – gastronomia?
Ci vuol del pelo sullo stomaco (e anche dentro, per mandar giù certe porcherie).
NON MI CONVINCE
A me questa storia dell’influenza aviaria non convince.
Qualche giorno fa, sul Corriere, non so più qual professorone spiegava che il virus H5N1 non resiste a temperature superiori ai 70° e che, quindi, possiamo mangiare tutti i polli – cotti, ma, scusate, c’è qualcuno che li mangia crudi? - che ci pare.
E aggiungeva che, in ogni caso, il virus in questione – invero gracilino – non regge al ph dello stomaco umano e che, quindi, volendo, potremmo ingerirlo anche crudo.
Però, siccome, il pollo, la gente normale lo cuoce prima di mangiarlo, ma le uova no, lo studioso si raccomandava di evitare che l’albume o il tuorlo venissero a contatto con il guscio (esterno).
A parte il fatto che sfido chiunque a tirar fuori da un uovo il suo contenuto senza che, in qualche misura, questo attinga alla parte esterna del guscio (o che piccole o piccolissime parti dello stesso vadano a finire nell’albume), mi domando: ma se il virus sta nella ciccia muore a contatto con i succhi gastrici, mentre se sta nel guscio no?
Non mi convince.
Ieri, al telegiornale, non so più quale scienziato spiegava che il virus – che si diffonde per via aerea - non si trasmette dal pollo all’uomo.
Ciò per la ragione che, così com’è, è incapace di superare le nostre difese immunitarie: per farlo ha bisogno di operare una mutazione (sulla quale torneremo tra poco).
Premesso che, allora, non è chiaro come accidenti, quei poveracci cui è capitato, si siano beccati l’aviaria, mi domando perché il Ministro della Sanità si è, proprio ieri, raccomandato di non toccare assolutamente gli animali ammalati.
Non mi convince.
Sempre ieri, un virologo illustrava che il virus H5N1 neppure si trasmette da uomo a uomo (più precisamente, affermava che non sono a tutt’oggi noti casi in cui ciò sia avvenuto): e perché i volontari della LIPU che hanno soccorso i cigni infetti sono stati messi in quarantena?
Non mi convince.
Ancora qualche giorno fa, sul Corriere, un genetista spiegava che il virus, incapace di trasferirsi dal volatile all’organismo umano, è però capace di infettare i maiali; in queste adorabili bestiole (le mie preferite, in assoluto) l’H5N1 trova terreno fertile per procedere ad una mutazione che lo rende aggressivo anche verso l’uomo.
Domanda: ma perché tutti, allora, stan lì a parlare dei polli e nessuno suggerisce di evitare, per un po’, la carne di maiale?
Han paura di passare per musulmani?
Non mi convince.
Non mi convince affatto.
No, no, proprio non mi convince.
BISOGNA SAPER PERDERE (MA ANCHE SAPER VINCERE)
Ieri sera, Mancini, ha dimostrato di non saper perdere.
Nell’ultimo anno e mezzo, di non saper neanche vincere.
LAVORA COME SE NON AVESSI BISOGNO DI DENARO
Ho ricevuto una bellissima mail che oltre a donarmi immagini di natura meravigliosa diceva in sostanza che se si ha un tetto sulla testa, qualcosa da mangiare e qualcosa da indossare non facciamo parte di quel 75% della popolazione del mondo che non ha niente di tutto questo…
E allora…
Lavora come se non avessi bisogno di denaro
ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire
balla come se nessuno ti guardasse
canta come se nessuno ti ascoltasse
vivi come se il paradiso fosse sulla terra
Spero che molti di voi la conoscano perché vale la pena.
Fra poco ci saranno le elezioni e forse vincerà Prodi.
Forse smetteremo di passare le giornate preoccupati perché non abbiamo i soldi per arrivare al mese prossimo? forse smetteremo di pensare solo a lavorare e al fatto che lavoriamo e lavoriamo ma non ci bastano mai i soldi? forse ricominceremo a guardarci in faccia e scambiarsi qualche saluto qualche parola qualche sorriso? forse ricominceremo ad uscire la sera con un po’ di leggerezza, contenti di incontrare amici? forse ricominceremo ad avere un po’ di spazio nella testa anche per gli altri, per chi ha bisogno di conforto? forse ricominceremo a non stare sempre chiusi in casa perché preoccupati o senza soldi per un cinema o una festa fra amici? forse telefoneremo anche per gioia o per divertimento? forse metteremo il capo fuori dal proprio ombelico affamato e respireremo aria amorosa e creativa? forse ci ameremo davvero e non per finta? forse ce lo diremo pure qualche volta davvero e non per finta? forse inventeremo un nuovo modo di ballare in piazza? forse i ristoranti e le pizzerie lasceranno spazio a grandi tavolate per le vie della città dove potremo tutti portare i propri cibi e condividerli con altri, tanti abitanti e vicini, conosciuti e sconosciuti, uniti dalla voglia di ridere insieme intorno ad una strada di tavoli organizzata sotto casa nelle prime tiepide serate primaverili? forse un po’ di dolcezza si anniderà lentamente nei cuori scalzando poco per volta l’ansia di farcela?
Ditemi di si.
Non so cosa sta succedendo a voi, ma a me le mie amiche non telefonano più perché non hanno tempo, non le vedo più perché devono aumentare il lavoro o cominciarne uno nuovo o farne due e pensare alla casa e ai bimbi. Perché non possono più pagare la baby sitter o chi pulisce. Non so voi ma io non ho più telefonato, né sono più uscita con nessuno che non sia il fidanzato due volte al mese perché dovevo pensare al lavoro, e la sera nel poco tempo a disposizione ( quando non dovevo mandare mail o scrivere un nuovo articolo o rinnovare i programmi per il sito) volevo finalmente dedicarmi ai figli-visto che tra un po’ anche il secondo è un uomo e quasi non me ne sono più accorta-anche se poi spesso erano serate farcite di “no questo non te lo posso comprare perché ho il conto in rosso” oppure “no lì non possiamo andare perché costa troppo”.
Sembrerà paradossale,ma sto ringraziando la malattia che mi è arrivata.
Davvero , è un po’ assurdo, ma sto veramente cominciando a ringraziare quel potentissimo “colpo della strega” che mi ha paralizzato a letto per 10 giorni e poi permesso di muovermi fra seduta e sdraiata- sempre nel letto però- per altre 3 settimane.
Il corpo parla, chiede, pretende, ti offre la gioia di correre forsennatamente, di ballare, di mangiare, di fare l’amore, di sentire, e poi arriva all’improvviso con la sua malattia con il suo blocco e chiede che molli tutto per seguire la sua fragilità, la sua vulnerabilità. Per ricordarti che sei umano e non puro spirito e che hai lui-il corpo- che ti accompagna in ogni momento con i suoi limiti dentro hai quali devi ricordarti di stare, i limiti fisici , i limiti del corpo.
Così, all’improvviso, quando meno te lo aspetti, si ammala, si blocca , duole , invecchia.
E allora? Allora in questo gennaio passato nel limite forte e in questo febbraio che sta trascorrendo nel limite più dolce mi sono vista mollare tutto. Grazie a Dio è successo.
Ho accettato di essere povera perché comunque non avrei potuto fare niente per non esserlo , ho accettato di non lavorare, di annoiarmi, di passare le giornate a non fare niente di interessante: un po’ di maglia, allargarmi le gonne, ricucire i buchi.
Ho passato le giornate accettando di essere niente, accettando che gli altri potevano dimenticarsi di me, accettando che ho un fidanzato che se ne starà sempre a migliaia di km di distanza perché senza quel lavoro all’estero non è più lui, accettando la compagnia della vecchia mamma che ho la fortuna di avere ancora in vita e rispolverando l’amore totale per mia figlia che- non mi importa più niente se lascerà l’università-mi piace come è, come vive, cosa dice, l’energia gentile e sottilmente arrabbiata che trasmette,il suo cuore e la sua profondità di animo. La sua arguzia che la spinge a sapere del mondo molto più di quanto non sappia io-e se passa mezze ore a tingersi le unghie mi piace anche quello-. Non mi importa cosa fa , amo ciò che è.
In tanti hanno saputo che ero a letto bloccata , nessuno è venuto a trovarmi, ed io non mi sono affannata a telefonare per non essere dimenticata. Ho accettato di lasciare andare.
Ho accettato di non essere più indispensabile a nessuno, nemmeno a mio figlio di 12 anni che il mio corpo mi ha obbligato a non accudire più ed ad accettare che lo facessero altri .
E così sono ritornata una donna fragile e inutile che non serve a nessuno e che può sparire dal mondo.
Sembra triste , ma non lo è per niente. E’, al contrario, una grande liberazione.
E’ la riscoperta che si vive di passaggio e che sta solo a noi la scelta di fare un leggero e soddisfacente viaggio o un tour fra scale e ascensori carichi di valigie di ghiaccio e di piombo.
E’ la riscoperta che una delle poche esperienze che veramente soddisfano non è pensare a farcela è riconoscere che la vita è bellissima solo perché si può guardare un tramonto mozzafiato, solo perché si può camminare con le gambe che si muovono una dietro l’altra, solo perché l’altro possiede quella cosa meravigliosa che sono gli occhi e perché il cuore batte senza fermarsi mai fino alla morte.
Una delle esperienze che veramente soddisfano non è accudire e pensare agli altri ,ma amare gli altri.
Una delle esperienze che veramente soddisfano è scoprire che i limiti sono preziosi.
Una delle esperienze che veramente soddisfano è accettare di morire, non combattere la morte.
E’ il vuoto.
Allora puoi tornare al mondo sapendo che non sei niente… che… tanto vale vivere!
E mentre Berlusconi muore nell’angoscia di perdere le elezioni spero che il centro sinistra sia più dolce nell’accettare e accompagnare il vuoto. 
E SCUSATE SE E' POCO
Da pochi minuti sono un orgoglioso possessore di computer palmare.
Per l'esattezza si tratta di un Garmin iQue 3600 (a chi interessa: 32 mega di RAM e 2 giga di disco fisso).
Insomma, un interessante trastullino.
Ecco.
P.S. Sarà contento, Ingegnere, visto che è tutta colpa Sua (e Lei lo sa).