"Potete tardare, o tornare indietro, o deviare per altri sentieri, a seconda del caso. Più avanti andrete, meno facile sarà ritirarvi; ma sappiate che nessun giuramento e nessun vincolo vi costringe a fare un passo in più di quanto non vogliate: non conoscete ancora la forza dei vostri cuori, ed è impossibile prevedere ciò che ognuno di voi potrebbe incontrare per la strada."
oggi
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Qualcuno ha guardato nel Palantir *loading* volte
O provate a fare le vostre critiche sulla trasmissione di ieri sera! Sulla grandezza di Benigni! E sulla grandezza di Benigni e Celentano insieme!
STRABENIGNI
direi che l'ora di benigni ha dato una motivazione all'esistenza del programma di celentano. se poi si considera che della puntata odierna sono riuscito ad evitare tutto quello che c'e' stato prima e dopo direi che mi' e' proprio piaciuto.
ARRIVATA
anche l'autunno strepitoso e' terminato. il termometro e' gia' in negativo e la neve e' arrivata e oggi ho dovuto mettere le gomme con i chiodi.
Son risultati
Cinque minuti di voleo per un attacco di cervicale spaventoso.
Non ho l'età? E dire che era un voleo basso...
MA VOLETE METTERE?
In questi giorni, in televisione, han fatto vedere un paio di volte un gol – uno dei pochi, perché il suo compito non era fare gol, ma farlo fare – di Claudio Sala.
- Claudio Sala? – si chiederanno i più.
Mi rendo conto di addentrarmi nell’archeologia del calcio, ma è proprio questo il punto.
Gli anni d’oro di Claudio Sala si collocano – suppergiù – nel decennio 1970-1980, tra i trentacinque ed i venticinque anni fa: non si tratta, apparentemente, di un arco di tempo poi così significativo, ma, da allora, le cose son talmente cambiate che sembra davvero di parlare di piramidi egizie.
Sala Claudio, da Macherio (uno sputo di paesino a due passi da Monza), classe 1947, ruolo: ala destra.
Dodici stagioni in serie A: una nel Napoli (1968/69) e undici nel Torino (dalla 1969/70 alla 1979/80).
Era l’ala destra del Torino dell’ultimo scudetto (1975/76), quello con Graziani centravanti e Pulici ala sinistra; quello con Castellini tra i pali e Zaccarelli a mettere ordine e impostare.
Un’ala destra come se ne son viste poche, che ha avuto una sola grande sfiga: nel suo stesso ruolo, nel medesimo periodo, giocava un certo Franco Causio, detto il Barone.
Un po’ come Gimondi e Merckx.
Rivedere quel gol mi ha fatto fare un balzo indietro nel tempo e, tutto ad un tratto, mi sono accorto che, sul calendario, son passati trent’anni, ma, nel calcio, è come se ne fossero trascorsi tremila.
Ma ci pensate, oggi, a non sapere nulla di come vanno le partite fino all’inizio del secondo tempo?
Eppure, allora, era proprio così: le prime informazioni arrivavano per radio, con Tutto il calcio minuto per minuto, che iniziava al calcio d’avvio delle seconde frazioni; mi viene ancora in mente l’emozione – quasi una sospensione dell’esistenza – che mi coglieva negli istanti immediatamente precedenti il collegamento.
Nel 1975 avevo quindici anni, ma quindici anni di quelli veri, di quando sei un bamba (non i quindici anni dei quindicenni attuali che, per i miei gusti, son troppo svegli e già troppo disincantati).
Ero abbastanza cretino – Dio, ti ringrazio – da provare il batticuore mentre Roberto Bortoluzzi faceva il giro degli inviati agli stadi.
Ma volete mettere l’emozione, la suspance, la meravigliosa sofferenza?
Oggi siamo efficienti; oggi le partite le vediamo in diretta su Sky o sul digitale terrestre.
Ah beh, allora.
Io chiudevo gli occhi e ascoltavo voci amiche (Ameri, Ciotti, Provenzali) che descrivevano le trame di gioco “… riceve Antognoni, che supera la linea mediana del campo, osserva il piazzamento dei compagni e quindi allarga sulla destra verso…” e vedevo viaggiare il pallone, vedevo lo scatto del tornante sulla fascia, il cross, lo stacco del centravanti.
Anzi, immaginavo.
Ma immaginavo in bianco e nero, perché, poi, i gol, si vedevano anche in televisione, ma in bianco e nero (i primi televisori a colori sono di quegli anni, ma io non ce l’avevo perché in casa mia si è sempre evitato di fare spese inutili: a quindici anni io non capivo, ora il concetto mi è assai più chiaro).
E se sei abituato a vedere una cosa in bianco e nero, mica puoi immaginartela a colori.
Non saprei dire se sia più bello vedere o immaginare; certo che immaginare aveva il suo fascino.
Un po’ come una donna completamente nuda e una bella signora che lasci distrattamente - … ? – che lo spacco della sua gonna si apra un po’ più di quanto il pudore consentirebbe: non chiedetemi che cosa scelgo.
Immaginatelo.
Questa del bianco e nero, poi, era un’altra bella differenza.
Le immagini delle partite assumevano un che di drammatico: pioggia o sole, non importa, con la policromaticità in grigio (grigio chiarissimo, grigio chiaro, grigio, grigio scuro e così via) sembrava sempre di essere sulla tolda del Titanic sotto un cielo che non poteva promettere nulla di buono (e, infatti…).
Anche questo contribuiva alla poesia: la realtà raccontata così com’è, con tutti i suoi colori, in tempo reale, senza mediazioni, sarà anche interessante, sarà anche moderna, ma appartiene ad un’epoca che fatico a comprendere.
La televisione in bianco e nero era il disegno a sanguigna, quella a colori è la fotografia: ma l’arte, la poesia, sono il disegno o la fotografia?
Non mi sfugge che più si invecchia e si rincoglionisce, più si tende a descrivere come sublime qualsivoglia nefandezza ti sia capitato di vivere in gioventù (esemplare, sul punto, è Formidabili quegli anni, di Mario Capanna).
Tuttavia, a me, il calcio degli anni ’70 pare imparagonabile a quello d’oggi: era ammantato di mistero e i mezzi – rudimentali – attraverso i quali era propagato nell’etere lo rendevano epico, eroico, leggendario.
Come Claudio Sala.
E ve lo dice uno che tifa per la Juve…
INTERROGATIVO PPER GLI ADDETTI AI LAVORI
Qualcuno più addentro di me in questioni editoriali e mass-mediologiche in generale (penso all'ottimo giornalista Kingaragorn, così come all'illustre professore e letterato Farfi) mi spiega la ragione per la quale la prima rete televisiva nazionale (ma il medesimo interrogativo varrebbe anche per la seconda, o la terza, o la quarta e via via per molti altri numeri ordinali crescenti), espressione di servizio pubblico (e se anche, poi, si trattasse di un'emittente privata mi pare che la questione non si sposterebbe di molto), trasmette in prima serata (e con abbondanti squilli di tromba) uno spettacolo di varietà (per esplicita qualifica attribuitagli, per sostanziale contenuto e per la natura delle specifiche competenze del suo principale protagonista) nel quale il conduttore, del tutto privo dei requisiti culturali minimi per predisporre una anche solo abbozzata analisi, affronta temi di natura sociologica, economica, politica e religiosa con imbarazzante superficialità, proponendo soluzioni ed interpretazioni infantili, demagogiche e, nel migliore dei casi, frutto della più frusta retorica che si possa immaginare?
Alternativamente, quel qualcuno di cui sopra, saprebbe dirmi perchè la RAI affida un programma giornalistico che tocca temi delicati e di enorme spessore e complessità ad un cantante?
In attesa, ringrazio anticipatamente e di cuore.
I'M ON FIRE
stasera tornando a casa mi sono proprio dovuto fermare



SMODATA
Il TGUNO delle 20 ha appena finito di dire come Lapo abbia piu' volte fatto uso di una quantita' "smodata" di droga durante i suoi ritrovi in via Marocchetti. Per quanto come abbia gia' detto che il ragazzo mi fossesimpatico e non apprezzi il trattamento che ne viene fatto questa volta non sono riuscito ne' a risentirmi per il tono e nemmeno per il contenuto. Il tutto e' stato soprafatto dal simpatico aggettivo "smodato" che mi ricordo pure essere stato uno dei favoriti del mio amico barbalbero.
RITORNANO
la cara Rosie me lo aveva detto, la famiglia dei cioccolatini ferrero e' stagionale e quando in autunno tornano vengono annunciati con la letizia televisia che ne conviene. non vi avevo mai fatto caso ma ora che lo sapevo l'ho notato insieme al primo spot di natale che, pur essendo brutto, mi fa sempre piacere. Eh altro che le rondini.
TRASFERTA
beh' anche da gondor ogni tanto se ne approfitta e si va in trasferta.
BATTERIE VINO E TUTTO QUANTO
che dire? e' stato ancora tutto quanto perfetto (ehm batterie a parte)! il cibo cucinato con amore, le libagioni come sempre di gran qualita' e quantita', il gioco ormai pronto a rioccupare la sua degna collocazione televisiva in prima serata, la compagnia affiatata dagli incontri a cadenza annuale e sopra tutti l'anfitrione che, diciamolo, ben si descrisse nel suo sottostante incipit. Ancora auguroni carissimo.
MA PERCHE' LE PRIMARIE?
Non so in quali e quanti altri Paesi del mondo si tengano elezioni cosiddette primarie: certamente, tutti noi abbiamo in mente quelle statunitensi.
Quale ne sia lo scopo - penso - è pacifico e consolidato: selezionare, tra le file dell'opposizione, il candidato da contrapporre a quello governativo nella futura sede delle elezioni presidenziali.
Per realizzare questa selezione, i partiti americani chiedono ai propri elettori (recte: tali dichiarantisi) quale candidato preferiscano: può darsi che tanto accada in omaggio ad un senso di democrazia; io, personalmente, credo che l'iniziativa abbia più la natura di un'indagine di marketing, posto che, in seguito, saranno quegli stessi elettori a votare il Presidente.
Forse si tratta delle due cose insieme.
Ad ogni buon conto, il meccanismo elettorale in questione mi pare non possa prescindere dal concorso di due presupposti:
a) la mancanza di un candidato pre (o altrimenti) determinato dal partito (diversamente, il senso stesso della consultazione ne risulterebbe tradito e del tutto svuotato);
b) la presenza - e l'esplicitazione - di programmi politici in qualche modo differenziati (pur nel contesto ideologico unificante dell'appartenenza ad un medesimo schieramento) riferibili ai diversi candidati (altrimenti non si vede su quali basi gli elettori potrebbero esprimere la loro prefernza: il taglio di capelli? La forma del naso?).
Anche da noi, in Italia, il centro-sinistra ha ritenuto giusto indire elezioni primarie e non vi è chi non veda come nè l'uno nè l'altro presupposto appaiano sussistenti:
a) il candidato dell'Unione alle elezioni politiche del 2006 è già stato scelto ed è noto da tempo;
b) nè Prodi, nè Bertinotti, nè Pecoraro Scanio, nè Antonio Di Pietro, nè Clemente Mastella (e neppure Scalfarotto e la Panzino - ma chi li conosce?) hanno formalizzato un programma politico - più o meno - personale, lo hanno reso noto, si sono pubblicamente confrontati su di esso.
Non è, ovviamente obbligatorio che le nostre primarie abbiano il medesimo significato politico (e, quindi, debbano rispettarne i medesimi presupposti) di quelle statunitensi, anche perchè il sistema elettorale dei due Paesi è affatto diverso.
Da noi, l'elezione diretta del capo del governo non c'è, negli Stati Uniti sì.
Da noi a confrontarsi alle elezioni politiche sono due coalizioni di partiti (anche significativamente eterogenee al loro interno dal punto di vista ideologico e programmatico), negli Stati Uniti la tenzone è tra due partiti (certo soggetti politicamente più coesi delle nostre aggregazioni).
Però, ammesso che possano considerarsi non necessari - in ragione di tali differenze - i presupposti che fondano il senso delle elezioni primarie americane, si tratta, allora, di capire, quale sia il - necessariamente diverso - senso delle primarie italiane.
Non quello di proclamare il candidato, perchè, come detto, già è stato deciso che il candidato sarà Prodi.
Mi domando, in effetti, che cosa succederebbe se, per uno scherzo del destino, la maggioranza relativa dei suffragi la conquistasse qualcun altro (supponiamo Bertinotti, ampiamente accreditato, nei sondaggi, come secondo classificato).
Tramonterebbe Prodi e l'Unione contrapporrebbe Bertinotti a Berlusconi nelle elezioni politiche del 2006 (in tal modo suicidandosi)?
Pur consapevole della più volte manifestata tendenza autolesionistica del centro-sinistra, non immagino come verosimile tale scenario.
Tuttavia, riconfermare Prodi o, comunque, accantonare Bertinotti, a quel punto, diventerebbe imbarazzante.
Le segreterie dei partiti della coalizione riuscirebbero comunque a venirne fuori (non è il trasformismo la dote mancante alla nostra classe politica), ma resta il fatto che le primarie nostrane, sotto il profilo della scelta del candidato, potrebbero, al massimo, fare danno, mentre sono prive di utilità: se si afferma Prodi (al di là del limitato significato dell'investitura popolare) nulla si aggiunge a quanto già era stato deciso; se, invece, Prodi non dovesse vincere - ipotesi che resta confinata nella fantapolitica, perchè le maggiori forze dell'Unione (DS e Margherita) hanno fornito univoche indicazioni di voto - ci sarebbe una bella gatta da pelare per tutto il centro-sinistra.
Non riuscendo ad immaginare tanta idiozia nelle file del nemico, debbo concludere che le effettive finalità delle primarie sono necessariamente altre.
Una potrebbe essere (recte: avrebbe potuto, per le ragioni che vedremo) predeterminare i rapporti di forza tra le componenti dell'Unione: col maggioritario (salve le poche indicazioni fornite dalla quota proporzionale) non è possibile stabilire il peso elettorale dei singoli partiti che si presentano sotto l'egida della medesima lista.
Le primarie potrebbero, dunque, risultare utili sia al fine della suddivisione dei collegi che, a elezioni avvenute, a regolare col minimo spargimento di sangue la contesa per le poltrone (ministeri, sottosegretariati, ma anche cariche negli enti pubblici e via dicendo).
Tuttavia, quando DS e Margherita forniscono la medesima indicazione di voto e non schierano un loro proprio candidato (perchè Prodi non solo non è un diessino, ma, in effetti, non ricopre neppure alcun ruolo nella Margherita), il descritto - ed eventuale - scopo delle primarie è vanificato: il voto a Prodi è espressione di quale elettorato? E su che basi DS e Margherita si suddivideranno collegi - prima - e poltrone - dopo?
E' chiaro che tra i due partiti deve già essere intervenuto, a tal proposito, un accordo: ma resta il fatto che, anche da questo punto di vista, le primarie sono un non-sense.
A svuotarle definitivamente di contenuto, poi, ci ha pensato Berlusconi con la reintroduzione del proporzionale (che leva le castagne dal fuoco, perchè consente la conta analitica dei voti e la valutazione - almeno nella fase successiva alle elezioni - del peso di ciascun partito); al punto che si tratterà ora di vedere se per i partiti sia ancora conveniente presentarsi nella forma delle aggregazioni contrapposte o non, piuttosto, ciascun per sè (sebbene sotto l'ombrello di una preventiva dichiarazione di appartenenza a questa piuttosto che a quella coalizione - in ipotesi - governativa).
Solo il dato finale costituito dal testo della legge (attualmente all'esame del Senato) potrà fornire lumi definitivi.
Ma se neppure quello della determinazione dei rapporti di forze all'interno dell'Unione è uno scopo perseguibile attraverso le odierne primarie, allora, questo scopo, qual'è?
Io credo che si tratti di un insieme di cose.
Innanzitutto è uno spottone - perdonatemi il termine orribile - pubblicitario, la rampa di lancio di una campagna elettorale (quella per le politiche) che è già, nei fatti, iniziata e che prenderà il via ufficiale proprio con l'esito delle primarie.
Poi è una maniera subliminale per far avvertire ai cittadini la sensazione rassicurante che il centro-sinistra (ed il governo che si propone di attuare - che, nei contenuti, resta un mistero irrisolto) ha molto a che fare con la società americana (quasi a prometterne il benessere).
Infine, è un modo di fornire a Prodi una legittimazione proveniente dalla base (per assicurare la quale, a sentire Mastella, i brogli si sprecheranno - anzi, si sono già sprecati perchè - dicunt - in numerosi collegi potrebbero esporre i risultati anche prima delle votazioni, giusto l'intervenuto accordo tra gli esponenti locali dei partiti).
Insomma, la solita manfrina: molto italiana e molto centro-sinistrese.
Comincio a pensare che solo nostra sora morte corporale potrà liberarci di Berlusconi (e, comunque, non questo genere di avversari).
DE GENETLIACO (ET ALTERA)
Coronando io, proprio oggi, il mio 45° anno di presenza sul pianeta e ritenendo di avere definitivamente vacato la soglia del mezzo del cammin di nostra vita (statisticamente si dovrebbe dire che ho scollinato già da qualche anno, ma considerando le rinnovate prospettive di durata dell’esistenza….), potrei, a buon diritto, propinarvi il consueto commento alla prima pagina del Corriere, forte dell’autorevolezza che non può negarsi – almeno per educazione – a chi sia ormai entrato a far parte del Senato dei viventi.
Ma non lo farò.
In effetti, della mia incipiente senilità, a tutt’oggi non si ravvede traccia apparente: tutti gli esami clinici cui mi sono diligentemente sottoposto per l’occasione, attestano il mio stato di perfetta efficienza psico-fisica; sono alto, fisico asciutto, faccia pulita, sessualmente attivo; conduco una piacevole conversazione, coltivo numerosi interessi, svolgo una professione interessante e – non ostante tutto – prestigiosa; sono di vedute aperte e vesto con quella noncurante eleganza che mi conferisce un’irresistibile aria da dandy.
Insomma: donne, che cosa aspettate?
Ho ritenuto, comunque, giusto sottolineare l’evento con la pubblicazione di questo post: in una società certamente affetta da giovanilismo, la rivelazione – e l’affermazione – della propria non più tenera età è senz’altro una forma di outing.
E l’outing, come noto, è cosa molto moderna ed assai di moda.
Sebbene ciò arrecherà dispiacere ad alcuni di voi, non posso, tuttavia, trattenermi a lungo: la mia mattinata professionale prevede un’intensa lista di impegni.
Devo trovare il modo, per conto di una Compagnia di assicurazioni, di negare la copertura ad un agente assicurativo che, a causa di un clamoroso errore professionale, ha fatto perdere un sacco di soldi ad un cliente: ho già in mente qualcosa di simpatico, a tal proposito.
Devo fornire gli strumenti, ad un’altra Compagnia, per lasciare nelle canne un collega avvocato, anch’egli resosi colpevole di una inescusabile negligenza, che ha procurato un notevole danno economico al proprio patrocinato: anche in relazione a tanto, ho già qualche progetto.
Infine, in tarda mattinata, devo incontrare una signora cui un medico, nel praticarle un’amniocentesi, ha procurato la perdita del feto ed una grave infezione uterina che ha condotto alla necessità di un’isterectomia totale (con conseguente definitiva perdita della capacità di procreare): qui, lo confesso, sono un po’ più in difficoltà, perché la signora ha perfettamente ragione (e, quando si ha ragione, a che cosa diavolo servono gli avvocati?).
Comunque, credo che si tratti di un problema dal quale saprò venir fuori onorevolmente.
Le tre descritte questioni, ad ogni modo, mi terranno occupato per diverse ore e, dunque, è il caso che cominci ad occuparmene.
Del proporzionale, di Lapo Elkan e dell’influenza dei polli, ci saranno altre occasioni per parlare.
da anni, decenni, Alberoni accampa tutti i santi lunedi' un articolo sulla prima pagina del corriere. di solito lo salto a pie' pari per evitarmi un martellamento gratuito. la settimana scorsa invece l'ho letto, "lo straordinario potere della gentilezza". Tutto incentrato sull'importanza della gentilezza nel mondo del lavoro. E questa e' la fine dell'articolo: "La parte piu' importante del lavoro, percio', dobbiamo svolgerla all'interno del nostro animo. Prima di affrontare un compito difficile, prima di una riunione decisiva, prima di prendere una decisione importante dovremmo purificare il nostro cuore. Ascoltarci per sapere se crediamo in cio' che stiamo per fare, se abbiamo ben chiara la meta, se siamo sicuri di essere nel giusto. E poi cancellare ogni presunzione e ogni rancore."
RE DELLA FINESTRA 2
L'autunno qui a Gondor ha dei colori stupendi. Purtroppo le foto non gli rendono giustizia. comunque visto che si sa piacermi fotografare quello che ho fuori dalla finestra:

MAH
che regalare ad un caro amico che penso abbia gia tutto?
io pensavo a qualcosa di:
- costoso,
- totalmente inutile,
- di grande ingombro,
- possibilmente pericoloso,
- dal funzionamento incomprensibile.
se avete suggerimenti sono i benvenuti.
ECCO COSA SOGNANO I DROIDI
beh per la rassegna stampa ci si arrangia con quel che c'e' e qui a Gondor
anziche del Corrierone posso al massimo parlare del WSJE o Wall Street
Journal Europe. Un giornale che nella tripletta Financial Times - Herald
Tribune - WSJE viene ingiustamente sottovalutato. Ma si sa' il primo fa
molto figo farlo vedere, il secondo ha l'ultima pagina con le vignette,
modello il Giorno di 30 anni fa per intenderci e al WSJE resta poco.
comunque la settimana scorsa ho letto sul Wall Street Journal Europe nella
sezione network and technology il titolo articolo che pensavo volesse essere
in qualche modo umoristico, in linea con la sua linea editoriale. "I nuovi
fantini droidi". Butto l'occhio ma non trovo l'umorismo o il doppio senso,
continuo a leggere e scopro che non c'e' nessun umorismo o doppio senso.
La corsa dei cammelli e' lo sport nazionale di quell'angolo del pianeta che
inzuppato dalla manna petrolifera ha deciso di passare l'utlimo ventennio
della sua esistenza a guidare rolls royce usa e getta (nel senso che quando
si rompono se ne compra un altra), far costruire giardini lussureggianti
conrari ad ogni legge entropica nel mezzo del deserto, viere nei centri
commerciali e guardare greggiare i cammelli. Cosi', giusto per ingannare il
tempo nell'attesa tra vent'anni di tornare quei simpatici pastori che si era
sempre stati. Nel frattempo tutto viene fatto fare ai pakistani o agli
indiani, gare di cammelli inclusi. Siccome pero' al cammello un grammo piu'
di 27kg come si sa' spezzerebbe la schiena e fermerebbe la corsa, ecco
allora che i fantini pakistani per pesare meno di 27 kg devono essere dei
bimbi. Ora importare i pakistani ancora ancora ma i bimbi non sta bene. ecco
allora che lo sceicco vattelapesca scrive ad una societa', sembra uno
scherzo lo so, svizzera e gli commissiona una soluzione a questa piaga
sociale.
ecco allora prendere vita un petro-progetto di due anni e qualche
fantastilione di franchi che ha ora ultimato il prodotto: il fantino-droido.
Pesa esattamente 26 kg e mezzo, ha gps, sintesi vocale, controllo remoto,
stabilizzatori giroscopici, parla la lingua dei cammelli e ha circuiti di
mille valvole.
Gli sceicchi dopo un primo momento di sorpresa sembra che lo adorino.
FATTI (NON PAROLE)
Lapo Elkann.
Ha ereditato il vizietto di famiglia, ma non la sua proverbiale prudenza: quando Gianni Agnelli finiva steso per l’abuso di cocaina, lo ricoveravano subito in una clinica privata, dove il Primario refertava un attacco cardiaco.
Il problema non è essere cocainomani: uno, della propria salute, fa quel che gli pare.
Il problema è che se si rappresenta una grande azienda (se ne cura l’immagine, nella fattispecie) e, dal proprio comportamento, possono dipendere le sorti di decine di migliaia di famiglie, si devono soppesare le conseguenze delle proprie azioni ed approntare le opportune reti di salvataggio.
Altro fatto: Oliviero Diliberto.
Ha presentato un’interrogazione al Ministro della Giustizia in cui si chiede la rimozione del Procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Ferro per essere il medesimo “legato a circoli esclusivi come i Lions”.
Da anni avverto la sensazione che gli uomini di sinistra non sbaglino quando dichiarano di aspirare a mete quali la giustizia sociale, la promozione degli strati poveri e deboli della società e via discorrendo.
Da anni percepisco come la destra del nostro Paese non mi rappresenti, con la sua struttura di potere costituita da intrecci inconfessabili (ma non meno evidenti) con la grande impresa, gli intrighi della finanza, la Curia, probabilmente anche la criminalità organizzata).
Ciò non di meno, non riesco ad essere di sinistra.
E ciò accade quando apprendo di interventi come quello sopra accennato di Diliberto (così come quando leggo gli articoli di Marco Travaglio o le opinioni di Agnoletto).
La sinistra è la patria delle liste di proscrizione: si tratta di un vizio inveterato (né più né meno come la cocaina per gli Agnelli), che caratterizza tutte le forme di pensiero che pongono a fondamento delle propria stessa esistenza e legittimità il possesso della verità assoluta (non a caso, in questa smania di mettere all’indice le persone in ragione della loro condotta – e della corrispondenza o meno di questa all’archetipo dettato dall’ideologia - il comunismo e la Chiesa mostrano imbarazzanti parallelismi).
Ho narrato di due fatti.
Due fatti che dovrebbero far riflettere.
Questa mattina sono di umore particolarmente nero: l’umore ideale per commentare la prima pagina (e, forse, anche qualche altra) del Corriere della Sera.
Rompo, in tal modo, il mio silenzio sul blog, determinato da una molteplicità di fattori: una quantità esorbitante di lavoro (cui mi auguro corrisponda a breve una quantità esorbitante di denaro perché, diversamente, non si spiega la ragione per la quale un uomo sano di mente dovrebbe andare a litigare con giudici spesso arroganti – soprattutto quando sono incompetenti – con colleghi che hanno conseguito la laurea per corrispondenza alla Scuola Radio Elettra, con clienti statunitensi che non perdono occasione per dimostrare che la loro cultura e la loro civiltà datano meno di tre secoli e via discorrendo, anziché andare al mare); la pressochè costante impossibilità di accedere al blog (dovuta, ritengo, al miserrimo livello della piattaforma Splinder – a proposito, sovente appare l’invito dei nostri padroni di casa ad inviare loro suggerimenti ed io ne ho uno perfettamente confacente: chiudete baracca e burattini e lasciate fare il lavoro a chi ne è capace); l’oggettivo tramonto della Compagnia dell’Anello, tenuta in piedi – ormai – soltanto dalle ottime fotografie di Boromir (il che non è poco, ma neppure abbastanza).
Ma veniamo alla prima pagina.
Di spalla, un articolo di Sabino Cassese, intitolato “Lo Statalismo al Governo”: non l’ho letto perché conosco Cassese e so che scrive soltanto fesserie.
Titolo – per così dire – centrale: “Ciampi frena la nuova legge elettorale”; da un po’ di tempo in qua, Ciampi frena ogni cosa, al punto da far pensare che il suo ruolo istituzionale sia sostanzialmente assimilabile a quello che un tempo (ma forse anche oggi, è da un po’ che non prendo un treno), nelle ferrovie, era affidato ad un operaio specializzato (il frenatore, appunto).
Chi, come me, può ormai contare facilmente il numero di capelli neri rimastigli dovrebbe ricordare il ricorrente annuncio che echeggiava sotto le volte della Stazione Centrale di Milano: “dlin-dlon un frenatore al binario 12 un frenatore al binario 12”.
Sulla questione della legge elettorale, non entro nel merito: gli analisti hanno calcolato che gli effetti della riforma progettata dal governo dovrebbero essere due: perdere le elezioni con un minor scarto rispetto a quello che sarebbe l’esito se le consultazioni si svolgessero col sistema attuale (maggioritario + mattarellum) e porre i presupposti per la totale instabilità del governo entrante.
Può darsi, come può anche darsi che l’instabilità del governo dell’Unione (o Ulivo o come accidenti si chiama) non sia poi un male per il Paese.
Io mi limito a tre sole considerazioni: la prima è che il maggioritario è stato voluto dal Popolo con un referendum; non mi è chiaro perché quando il Popolo si esprime sulla procreazione assistita la sua voce sia vox Dei e quando, invece, manifesta la propria volontà in ordine al sistema elettorale, ci se ne possa sbattere le balle.
La seconda attiene il metodo: secondo le sinistre non si possono cambiare le regole del gioco a pochi mesi dalle elezioni, per le destre, invece, non c’è proprio nulla di strano; qualche giorno fa, sul Corriere, Gian Antonio Stella si è divertito ad andare a ripescare i commenti politici resi all’epoca in cui, a fine mandato, il governo dell’Ulivo voleva modificare la legge elettorale: per le destre non si potevano cambiare le regole del gioco a pochi mesi dalle elezioni, per le sinistre, invece, non c’era proprio nulla di strano.
Istruttivo.
La terza, sempre di natura metodologica, riguarda la tesi dell’opposizione, secondo la quale una riforma elettorale si può fare solamente sulla base di un accordo bipartizan.
Non è la prima volta che vien fuori questa questione del voto bipartizan, e non solo da sinistra; in buona sostanza bipartizan significa: siccome sto all’opposizione e non ho i numeri parlamentari per contrastare il governo, mi invento un istituto sconosciuto alle democrazie (l’unanimismo) e, poi, rifiuto ogni ipotesi di accordo al fine di impedire che la maggioranza porti a termine il proprio progetto legislativo.
Io, personalmente, nella mia grettezza ed assoluta ignoranza in materia di politica e di diritto costituzionale, la vedo in un’altra maniera: il governo propone al Parlamento di promulgare una legge, il Parlamento la discute – in tempi ragionevoli – e procede alla votazione, si contano i voti e la maggioranza vince.
Mi sembra che il sistema sia sempre stato questo, in tutti i Parlamenti del mondo, ma forse sbaglio.
A centro pagina leggo: “Il documento del papa: no ai preti gay”.
Non mi sembra una notizia: da sempre la dottrina della Chiesa ha indicato nell’omosessualità una condizione gravemente peccaminosa; al di là del fatto che, per chi, come me, non crede, ciò non possa che apparire una clamorosa idiozia (non sul piano teologico o della morale cattolica, ovviamente, bensì avuto riguardo all’etica laica), mi sembra evidente che tale posizione corrisponda perfettamente ai principi fondamentali del Cristianesimo (a partire dai Comandamenti).
Andare ancora avanti a menare il torrone, pretendendo di innescare polemiche intorno al riconoscimento dell’omosessualità (come riguardo al matrimonio dei preti, alle coppie di fatto, alla procreazione fuori dal matrimonio e via discorrendo) da parte della Chiesa, mi sembra esercizio insensato.
Il giorno in cui il cardinale Ruini chiederà a gran voce che il Parlamento dichiari illegale l’omosessualità – e quel giorno arriverà, possiamo starne certi – allora avremo qualcosa di cui discutere.
Fin tanto che la Chiesa detta regole al proprio interno, ritengo che sian fatti che riguardano soltanto i preti ed in relazione ai quali nessuno – che non vesta di porpora – ha diritto di metter becco.
Men che meno gente incompetente che, nella propria analisi, prescinde completamente dai principi fondamentali che la Chiesa, da due millenni, si è data.
In fondo, a sinistra, c’è lo sfogo di Pier Silvio Berlusconi, che si lamenta del fatto che la Ventura aggiorni in diretta i telespettatori dell’andamento delle partite di calcio.
Pare ci sia sotto una questione giuridica, legata all’acquisto dei diritti televisivi sul Campionato.
Gli altri – la RAI – invocano il diritto di cronaca.
Io nelle questioni giuridiche non mi immischio: non ne ho la competenza (come mi ha reiteratamente fatto notare, su queste pagine, quel tal Friederich che, invece, la sa lunga).
Di televisione, invece, ne mastico, essendone spettatore da quarant’anni.
Anziché brandire codici e pandette, Mediaset dovrebbe pensare a mandare in onda una trasmissione un po’ meno inguardabile di Buona Domenica, nel cui ambito inserire l’aggiornamento dei risultati: vuoi vedere che la gente la guarderebbe e tutta la questione sarebbe risolta?
Certo, bisognerebbe saper fare televisione ed affidarsi a gente capace (mica a Bonolis).
Adesso è ora che mi metta a lavorare, per cui chiudo.
Ad majora.